venerdì 22 maggio 2015

Anteprima torinese al Cecchi Point per "La Malattia del Desiderio"

La programmazione della prima stagione di CINETICA a Torino si conclude al femminile proiettando presso il Cecchi Point – Hub Multiculturale (Via Antonio Cecchi 17/21, Torino) l'anteprima torinese del documentario La malattia del desiderio di Claudia Brignone (2014, 57') giovedì 28 Maggio alle ore 21,00 (ingresso 3,50 Euro e ridotto 2,50 Euro (under 25 e over 65) alla presenza della regista.

La malattia del desiderio è stato girato a Napoli, nel quartiere di Fuorigrotta. Sullo sfondo c’è lo stadio San Paolo e la storica sede della Rai. Proprio sotto la curva A sorge il ser.t: servizio per le tossicodipendenze. In questo quartiere, che la domenica si popola di tifosi, c'è un luogo che custodisce le storie e le vite di medici e pazienti. Per più di due anni Claudia Brignone ha frequentato il ser.t ascoltando le voci di chi prova a uscire dalla “dipendenza”, definita dai medici “la malattia del desiderio”. Ognuno sembra avere la sua terapia, anche se spesso si rivela soltanto un tentativo.

La proiezione è organizzata insieme allo Psicologia Film Festival e insieme all'autrice interverrà Micaela Veronesi dell'Associazione Museo Nazionale del Cinema. Il film, co-prodotto da Kino Produzioni, ha ricevuto la Menzione speciale della Giuria e il Premio Signum al Salina Doc Fest e il premio come Miglior documentario autoprodotto e il Premio FILMaP al Napoli Film Festival.

"Stavo lavorando a un video sul tema delle dipendenze per un esame universitario e la prima volta che sono entrata al Ser.t di Fuorigrotta ho avuto paura. Questa sensazione mi ha accompagnata fino a quando ho deciso che a tutte quelle storie e a quelle persone incontrate bisognava dare voce e dignità. Ho iniziato così a frequentare il Centro più assiduamente per comprendere dinamiche e relazioni che fino a quel momento erano, per me, totalmente sconosciute. La mia intenzione era raccontare il mondo della dipendenza dal punto di vista della cura. Non mi interessava andare nelle piazze di spaccio o nella cosiddetta "casa abbandonata" dove i ragazzi si "fanno". Ho scelto quel
 luogo perché il bisogno di eroina, cocaina, alcool o anche il gioco d’azzardo, veniva paragonato a una malattia. Questo mio lavoro è un racconto corale. Il Ser.t, contenitore di storie e di vite, è il vero protagonista. E' stato un periodo lungo e intenso, di conoscenza e di "ascolto"; tra la fase di ricerca e quella delle riprese sono trascorsi più di tre anni. Non sapevo quando avrei smesso di filmare, ne ho preso coscienza solo quando uno dei protagonisti è venuto a mancare. Da quel momento ho iniziato a costruire il senso del racconto con il materiale che avevo. La mia percezione di quel luogo e della dipendenza è cambiata radicalmente. Ora non ho più paura
". Claudia Brignone