lunedì 11 maggio 2015

Invisibili Province, appuntamento al Massimo e al Centrale dal 15 maggio

"Ricordi per moderni"
La rassegna Invisibili Province, realizzata dall'Associazione torinese Prime Bande, propone cinque appuntamenti tra corti e lunghi per raccontare l'Italia nelle sale del cinema Massimo e del Centrale a Torino, dal 15 maggio al 10 giugno. Le province sono invisibili perché spesso è invisibile il cinema che meglio le racconta.

Si inizia il 15 maggio alle 20.30 al cinema Massimo con 6 documentari brevi di Cecilia Mangini che raccontano un’Italia divisa tra boom economico e contraddizioni sociali, dalla fine degli anni Cinquanta alla metà dei Settanta.
Invisibili Province sono le province italiane, claustrofobiche, violente, creatrici, piatte, aspre e sorprendenti, come bene le descrisse Pier Vittorio Tondelli a cui si ispira uno dei film presentati, Ricordi per moderni di Yuri Ancarani al cinema Massimo il 24 maggio assieme alla Roma surreale, provincia nascosta sotto i portici di Piazza Vittorio di Rä di Martino con The Show MAS Go On.
Appuntamento con la Puglia bizantina di Carlo Schirinzi con I resti di Bisanzio il 27 maggio alle 19.30 al cinema Centrale.
Si continua al cinema Centrale il 3 giugno, sempre alle 19.30, con In attesa dell'avvento e In amabile azzurro, un'insostenibile e abbagliante Calabria di Felice d'Agostino e Arturo Lavorato,
Ultimo appuntamento della rassegna con una Milano non più industriale di Luca Bellino e Silvia Luzi al cinema Centrale il 10 giugno, alle 19.30 con il documentario Dell'arte della guerra.

Cinema Massimo
Venerdì 15 maggio - 20h30
Proiezione dei documentari di Cecilia Mangini
(in collaborazione con la Cineteca di Bologna)

Ignoti alla città
Italia, 1958, 11', b/n

Firenze di Pratolini
Italia, 1959, 17', b/n

Stendalì (suonano ancora)
Italia, 1960, 11', b/n

La canta delle marane
Italia, 1962, 11', b/n

Tommaso
Italia, 1965, 11', b/n

La briglia sul collo
Italia, 1972, 15', b/n  

Cinema Massimo
domenica 24 maggio
18h30

The Show MAS Go On
di Rä Di Martino
Italia, 2014, 30’
MAS, acronimo di Magazzini allo Statuto, apre i battenti all’inizio degli anni ’30 come il magazzino di lusso più grande di Roma. Di quell’epoca sono rimasti lampadari a mezz’aria, insegne al neon sfrigolanti hanno sostituito le eleganti scritte di bachelite e i Mas sono diventati i magazzini del Popolo. Alcune migliaia di metri quadrati, un numero imprecisato di piani, quantità incalcolabili di polvere, in questo universo altro c’è davvero di tutto, dalle mutande alle scarpe, dal visone al pantalone, parrucche e abitini vintage, camicie di cartone, gonne in finta pelle e t-shirt commemorative della beatificazione di Giovanni Paolo II. Mas, secondo solo al Colosseo come fama nel libro 101 cose da fare a Roma, chiuderà davvero?

in collaborazione con Club of matinée idolz
www.co2gallery.com

Ricordi per moderni di Yuri Ancarani
Italia, 2013, 60’
Una serie di 13 cortometraggi, un ritratto molto originale di Ravenna e della Romagna. In circa 60 minuti, Ancarani « traccia un percorso sui cambiamenti che hanno segnato la Riviera Romagnola negli ultimi decenni, tra immigrazione, industria del petrolchimico e paesaggi ancestrali. »

Cinema Centrale
Mercoledì 27 maggio - 19h30

I resti di Bisanzio
di Carlo Michele Schirinzi
Italia, 2014, 80’, col.
C non ha stimoli dal quotidiano e condivide questo malessere con due amici, S, bandista del paese, ed R, ex-benzinaio che vive apaticamente tra le mura della sua spoglia dimora. Da quest’ultimo, C preleva scolature di carburante per realizzare il suo sogno: bruciare il presente che non gli appartiene. C ha continue visioni incendiarie, effimere ed impotenti perché soltanto immaginate dalla sua mente ed affrescate nei suoi occhi. Intanto tre “turisti” approdati sulle rive adriatiche si perdono nel Capo di Leuca tra luoghi abbandonati dalla Storia, ruderi architettonici e macerie sociali mentre un terrorista culturale, chiuso in una vecchia torre costiera, imbastisce parole che forse nessuno leggerà.

Cinema Centrale
Mercoledì 3 giugno - 19h30

In attesa dell'avvento
di Felice D'Agostino, Arturo Lavorato
Italia/Francia, 2011, 20’, col.
1861 - 1971 - 2011. Date. Saldi puntelli della retorica ufficiale a formulare e riformulare l'interpretazione della storia. L'Unità d'Italia e le sue celebrazioni, 1861, ci colgono in questo difficile 2011 con una retorica che cozza contro gli irrisolti della storia italiana. Giocando con questa banalità della storia fatta di date, incuneiamo in questo binomio celebrativo il 1971 della rivolta a Reggio Calabria. Il passato oscuro che ritorna con le sue ombre inquietanti a turbare l'ordine retorico con cui si vorrebbe governare un presente di crisi.

In amabile azzurro
di Felice D'Agostino, Arturo Lavorato
Italia/Francia, 2011, 95’, col.
Il mito di Oreste, matricida perseguitato dalle Erinni, racconta l’imporsi di un nuovo ordinamento sociale e giuridico, che chiude definitivamente con un passato arcaico in cui vigeva la legge del sangue: la democrazia, in cui la ragione di stato vince sull’arbitrio della violenza. Nella reinterpretazione dei due autori, nello stesso momento viene però sancito un nuovo potere, maschile e patriarcale, e un nuovo ordine, fondato ancora una volta sulla sopraffazione e sulle continue offese alla terra. E proprio la Calabria, terra bellissima e desolata, un tempo parte della Magna Grecia, è l’ambientazione migliore per illuminare le contraddizioni del nostro presente.

Cinema Centrale
Mercoledì 10 giugno - 19h30

Dell’arte della guerra
di Silvia Luzi, Luca Bellino
Italia, 2012, 84’, col.
Milano, agosto 2009. Quattro operai salgono su un carroponte a 20 metri di altezza all'interno del capannone della INNSE, la storica Innocenti di Via Rubattino, l'ultima fabbrica ancora attiva all'interno del Comune di Milano. Vogliono fermare lo smantellamento dei macchinari e impedire la chiusura della fabbrica. Il capannone viene circondato da centinaia di poliziotti e in poche ore arrivano sostenitori da tutta Italia.
I quattro operai restano per otto giorni e sette notti a più di 40 gradi sospesi in uno spazio di pochissimi metri quadri. La stampa nazionale parla di lotta operaia, ma è qualcosa di diverso.
C'è una strategia chiara. C'è un esercito organizzato. Ci sono regole precise.
E' una guerra con un paradigma applicabile a ogni forma di lotta.