venerdì 5 febbraio 2016

Hecho en Cuba, la nuova mostra del Museo del Cinema


Il Museo Nazionale del Cinema presenta alla Mole Antonelliana Hecho en Cuba. Il cinema nella grafica cubana. Manifesti dalla collezione Bardellotto (4 febbraio - 29 agosto 2016), la più ampia e comprensiva mostra mai realizzata di manifesti cinematografici cubani, a cura di Luigino Bardellotto, con la collaborazione di Nicoletta Pacini e Tamara Sillo (Museo Nazionale del Cinema) e Ivo Boscariol, Patrizio De Mattio e Francesca Zanutto (Centro Studi Cartel Cubano). Oltre 200 i pezzi in mostra, alcuni dei quali unici e mai esposti prima in Europa, che raccontano la storia della grafica cinematografica cubana dal 1959 fino ai nostri giorni.

L’arte grafica cubana rappresenta una delle scuole più acclamate ed originali del mondo e raggiunge la sua massima espressione tra il 1964 e il 1980. Spartiacque, nell’evoluzione del segno e dell’invenzione grafica, fu la rivoluzione del 1959. Se negli anni precedenti, la cartellonistica mostrava uno stile di evidente derivazione occidentale, dopo la rivoluzione i manifesti non hanno legami con i film se non quale fonte ideale di ispirazione, offrendosi come vere e proprie opere d’arte. Mentre la grafica della solidarietà sociale e politica risultava più condizionata dalle scelte e dal controllo della politica, la grafica cinematografica godeva di maggiore libertà di espressione, un’autonomia formale che la rende unica nel suo genere per la capacità di coniugare il riferimento alle avanguardie artistiche con la tradizione figurativa e simbolica popolare.
Con la costituzione de l’ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos) - avvenuta pochi mesi dopo la rivoluzione - i grafici iniziano ad interpretare con un nuovo stile i lungometraggi e documentari che giungono da ogni parte del mondo, poiché Fidel Castro puntava sul cinema e sulla cultura quale mezzo di comunicazione per arrivare al popolo.

La mostra è a cura di Luigino Bardellotto e dalla sua collezione proviene la quasi totalità dei pezzi, in buona parte unici, soprattutto bozzetti e layout, raccolti durante i numerosi viaggi a Cuba a partire dal 1998. Innamoratosi dell’isola e della sua cultura, compra casualmente il suo primo manifesto come souvenir da portarsi a casa. Incuriosito da questa grafica, incomincia a documentarsi e prendere coscienza di quello che sta dietro la realizzazione dei carteles de cine. Entra in contatto con questi artisti, vive con loro, entra nel loro mondo diventando un camajan - che nell’idioma locale indica uno straniero ben introdotto e rispettato dalla popolazione cubana - e riceve direttamente da loro molti dei materiali della sua collezione.

Il percorso espositivo si sviluppa sulla rampa elicoidale, all’interno dell’Aula del Tempio, cuore del Museo Nazionale del Cinema, e presenta una varietà di materiali unica nel suo genere: bozzetti, layout e manifesti si affiancano a video documentari d’epoca e moderni.
Lo spazio sotto i grandi schermi è occupato da un’installazione che ricostruisce le suggestioni di una via de L’Avana, in puro stile déco, con una casa, un porticato, un murales, musica cubana e discorsi di Fidel Castro e Che Guevara.

La mostra, organizzata per aree tematiche, ripercorre tutti i passaggi che hanno portato la grafica cubana dalla rivoluzione fino ai nostri giorni. Partendo dal 1959, anno della rivoluzione che segna l’inizio di una corrente del tutto innovativa e che vede nei manifesti cinematografici la principale forma di comunicazione di eventi culturali, la mostra si sviluppa raccontando, grazie alle opere più rappresentative di alcuni dei più importanti artisti, il fermento culturale di quegli anni. Il segno grafico trovava applicazione attraverso la serigrafia che prevede la realizzazione di un bozzetto (pezzo unico fatto a mano), quindi di un layout che lo porti alle uniche misure concesse di 51x76 cm (anche questo un pezzo unico) e poi si procede alla tiratura delle copie che, con questa tecnica, prevede l’utilizzo di massimo un colore per ogni passaggio con un giorno di asciugatura tra un colore e l’altro. L’unicità di queste opere è resa ancora più preziosa ed eccezionale dal fatto che mai nella storia della grafica sono esistiti contemporaneamente tanti talenti creativi in condizioni lavorative non facili e con risorse produttive molto limitate.

La Collezione Bardellotto è una raccolta di oltre 1200 manifesti cinematografici, politici e sociali, nonché di circa 400 bozzetti realizzati a Cuba a partire dal 1959, che può considerarsi unica al di fuori dei confini cubani. Il valore della collezione è dato dal fatto che talune opere rappresentano pezzi unici, altre, di artisti consacrati e premiati a livello internazionale, sono disponibili in pochissimi esemplari, alcuni dei quali presenti in musei importanti (Moma di New York, National Gallery di Londra, Centre Pompidou di Parigi, Hermitage di San Pietroburgo, ecc.) e per questo di difficile fruizione. La ricchezza della raccolta è amplificata dalla presenza di numerosi bozzetti di studio, layout esecutivi e delle loro relative prime tirature.