martedì 29 novembre 2016

Presentata l'edizione 2016 di Sottodiciotto Film Festival & Campus

Presentata la XVII edizione di Sottodiciotto Film Festival & Campus, in programma dall’1 al 7 dicembre 2016, organizzato da Aiace Torino e da Città di Torino (Direzione Cultura Educazione e Gioventù e ITER – Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile).
Nuova direzione, quella di Steve Della Casa, per un festival che presenta diverse novità. Le proiezioni e gli eventi del Festival saranno quest’anno diffusi in più sedi e ospitati in una pluralità di sale cinematografiche (principalmente il cinema Romano) e di luoghi di spettacolo e cultura cittadini.

Il Festival getta un ponte ideale tra la cultura giovanile di oggi e di ieri con Shock in My Town – Velvet Underground, spettacolo multimediale che aprirà la XVII edizione realizzato su progetto di Enrico Verra, con la direzione artistica di Max Casacci. Serata-evento inaugurale in programma giovedì 1° dicembre, al CAP10100 (ore 22).



A Torino in veste, letteralmente, di “maestro del brivido” per un incontro seminariale con gli studenti del DAMS (Università degli studi di Torino) e di Ingegneria del Cinema (Politecnico di Torino) e uno stage per giovani realizzatori specializzandi in nuove produzioni del genere thriller e horror (organizzato da Sottodiciotto & Campus e da Film Commission Torino Piemonte), Dario Argento sarà al Festival nella serata del 2 dicembre. Il regista dialogherà con il pubblico di una delle sue città-set preferite, in cui ha girato ben sette film, raccontando se stesso e la propria carriera, in prossimità dell’uscita della sua prima raccolta di favole per bambini. A seguire verranno proiettate due opere invisibili ormai da decenni, e quindi inedite per i fan più giovani del regista, e in cui Dario Argento si misura con il format televisivo: Il tram, firmato con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte, episodio della serie “La porta sul buio”, prodotta dalla RAI e trasmessa nel 1973, e Gli incubi di Dario Argento, serie di minitelefilm di 3 minuti ciascuno creata per “Giallo”, il programma settimanale curata e presentato da Enzo Tortora, in onda sulla seconda rete dal 1987 al 1988.

Nel seguire il sottile filo horror che in più punti interseca il cartellone del Festival, Sottodiciotto & Campus rende omaggio al nuovo astro nascente del genere, il giovanissimo regista francese Nathan Ambrosioni, ospite a Torino, che a soli sedici anni ha firmato con mano da professionista il suo secondo lungometraggio distribuito in patria, Therapy , avvincente incrocio tra The Blair Witch Project e Halloween, in cui una coppia di giovani poliziotti indaga sulla scomparsa di cinque giovani campeggiatori, dopo il ritrovamento casuale, in una casa abbandonata, di un video contenente riprese via via più inquietanti della loro pericolosa vacanza. A seguire verrà proiettato anche il primo film di Nathan Ambrosioni, diretto dal nuovo enfant prodige del cinema francese a soli 14 anni, Hostile, che, realizzato con budget minimo e con un team composto da amici, ha ottenuto ampi consensi di critica ottenendo, tra diversi riconoscimenti internazionali, il premio per la miglior regia a La Samain du Cinema Fantastique di Nizza. Le proiezioni saranno precedute da un incontro con il giovanissimo regista ‒ che ha spesso citato come sue fonti dirette di ispirazione oltre a The Blair Witch Project, a James Wan e all’horror spagnolo di Paco Plaza, lo stesso Dario Argento ‒ e con suo padre, Fabrice Ambrosioni, produttore dei due film.

Il Festival presenta una selezione di titoli che hanno i giovanissimi come protagonisti o come pubblico di riferimento e che, dopo aver riscosso grandi successi nei maggiori festival internazionali o nei Paesi d’origine, sono di prossima uscita anche nelle sale italiane. Esordio dietro la macchina da presa sospeso tra dramma e commedia dell’attore spagnolo Daniel Guzmán, film trionfatore alla notte dei Goya 2016 (dove ha vinto i premi per il miglior regista esordiente, il miglior attore esordiente, la miglior attrice esordiente e il miglior attore non protagonista), A cambio de nada è la storia del sedicenne Dario che, fuggito da casa, si inventa un’altra vita per strada, finendo a vivere di espedienti. È opera d’esordio anche La principessa e l’aquila, con cui lo statunitense Otto Bell racconta la lotta contro il pregiudizio della tredicenne Aisholpan che vuole diventare addestratrice di aquile, mestiere per tradizione millenaria riservato in Mongolia ai soli maschi; documentazione di una storia vera, il film è stato presentato con successo al Sundance, al Telluride e al Toronto Film Festival. Arriva invece da Oltralpe, dove è stato presentato nella selezione ufficiale del Festival di Annecy 2016, il nuovo, poetico lavoro del maestro dell’animazione francese Jean-François Laguionie, Louise en Hiver, in cui una fragile e tenera vecchina, perso l’ultimo treno della stagione per tornare in città, si ritrova costretta a sopravvivere come una novella Robinson Crusoe in una stazione balneare rimasta deserta. Premiato al Festival di Berlino 2016, firmato dal maliano Abou Bakar Sidibé insieme con i registi tedeschi Moritz Siebert e Estephan Wagner, Les Sauteurs racconta, in una prospettiva insolita, interna alla stessa comunità dei migranti, la vita sospesa dei rifugiati che, in arrivo dalla regione sub-sahariana, si ammassano sul monte Gurugu in attesa dell’occasione per attraversare la frontiera tra il Marocco e l'enclave spagnola di Melilla, porta possibile per realizzare il sogno dell’ingresso in Europa. Documentario vincitore del Sundance Film Festival 2016, All These Sleepless Nights, del polacco Michal Marczak, segue il giovane Christopher e il suo amico “guida” Michal in un saturnale estivo fatto di party sulla spiaggia, rave improvvisati, alcool, romanticismo, sesso e grandi idee: un ritratto esplosivo della giovane generazione di Varsavia, diventata una nuova creative capital europea nello stile della Berlino d’inizio 2000.

Diversi i titoli inediti presentati dal Festival e selezionati tra la più recente produzione premiata con importanti riconoscimenti internazionali che esplorano, attraverso generi eterogeni, temi particolari dell’universo giovanile. Firmato dal regista e scrittore Kerem Sanga (già autore di The Young Kieslowski, vincitore dell’Audience Award al Los Angeles Film Festival), lo statunitense First Girl I Loved è un delicato racconto di formazione, premiato come “Best of Next!” al Sundance Film Festival 2016, che affronta il tema della scoperta della propria identità personale e sessuale attraverso la storia della diciasettenne Anne, costretta a barcamenarsi tra il suo amore per Sasha, la popolare campionessa di softball della scuola, e la corte del suo adorante amico e compagno di liceo Clinton. Anche un secondo titolo statunitense, As You Are, vincitore del Premio Speciale della Giuria sempre al Sundance 2016 e opera prima del ventitreenne Miles Joris-Peyrafitte (uno dei più giovani registi mai ammessi in concorso al Festival di Park City), è un film coming-of-age che mescola generi diversi ricostruendo attraverso un’indagine di polizia, nella provincia americana dei primi anni Novanta, la relazione tra tre adolescenti, la loro amicizia e le drammatiche conseguenze che ne scaturiscono. La tragica attualità della nuove forme di violenza che si consumano tra le pareti domestiche è invece esplorata da due documentari in cartellone. Diretto dalla statunitense Valerie Veatch, Love Child racconta il primo, e più clamoroso, caso al mondo di dipendenza da Internet mai approdato in un’aula di tribunale: protagonista, la coppia sud-coreana, finita su tutte le cronache internazionali, che trascorreva le giornate nelle sale giochi impegnata con Prius Online, il videogame di ruolo in cui si accudisce una neonata virtuale, lasciando morire, a casa, la propria vera figlia di tre mesi per malnutrizione prolungata. Rovescia invece la prospettiva My Violent Child, la serie realizzata da Popkorn TV e trasmessa dall’emittente inglese Channel 5 (dove è tutt’ora in prosecuzione con il titolo Violent Children and Desperate Parents), che documenta e analizza il fenomeno emergente delle aggressioni domestiche di bambini e ragazzi nei confronti dei genitori e di cui Sottodiciotto & Campus propone la puntata d’esordio.

Anche quest’anno il Festival rinnova la sua collaborazione con il Lux Film Prize, presentando due dei titoli finalisti all’edizione 2015 del concorso internazionale indetto dal Parlamento Europeo. Diretto dalla regista e sceneggiatrice tedesca Maren Ade (già vincitrice dell’Orso d’argento al Festival di Berlino 2009 con Allen Anderen), Toni Erdmann, gran vincitore del Brussels Film Festival 2016, è una vivace ed eccentrica commedia che affronta con delicatezza il tema dei rapporti non facili tra generazioni. Ne è protagonista Winfried, farfallone âgé con l’insopprimibile vizio dello scherzo, che, per riconquistare la figlia, business woman fredda e poco propensa a riaccoglierlo tra i suoi affetti, si traveste con parrucca e dentiera e irrompe nella sua esistenza incolore come improvvisato life coach. Diretto dalla regista esordiente Leyla Bouzid, À peine j'ouvre les yeux è ambientato a Tunisi, nell’estate del 2010, alla vigilia della Rivoluzione dei Gelsomini; premio del pubblico alle Giornate degli Autori di Venezia, il film restituisce indirettamente il clima di fermento sociale e culturale precedente la primavera araba attraverso la storia di Farah, diciottenne ribelle e audace che, appena diplomata, sfida la volontà della sua famiglia, decisa a iscriverla a Medicina, e il conformismo imposto dal regime militando in un gruppo politico rock.

Nell'ambito dell'omaggio a Dylan Dog, il Festival dedicherà una serata all’enigmatico creatore di Dylan Dog, Tiziano Sclavi. 

Il Festival riserva spazio ai rapporti tra grande schermo e fumetti anche con un focus specifico sul western italiano, curato da Matteo Pollone, che comprende diversi appuntamenti organizzati da Sottodiciotto & Campus in collaborazione con il DAMS – Università degli studi di Torino. La sezione si apre con l’incontro “Fra la via Emilia e il West. Il western italiano tra fumetto e cinema”, cui partecipano alcuni tra i più noti autori e disegnatori nostrani che nella loro opera si sono ispirati al genere americano per eccellenza: dal grande maestro delle storie di frontiere Paolo Eleuteri Serpieri, a Gianfranco Manfredi (“Magico Vento”) a Giorgio Pedrazzi (“Mortimer”), a Giovanni Ticci (“Tex”). Conduce il critico fumettistico Luca Boschi. A seguire, l’appuntamento con un altro ospite di spicco dell’iniziativa e maestro del genere sul fronte cinematografico, il regista Enzo G. Castellari, di cui verrà presentata la recentissima autobiografia “Il bianco spara!” (Bloodbuster Edizioni). All’incontro, condotto da Steve Della Casa, parteciperà Luca Beatrice, critico d’arte e presidente del Circolo dei Lettori. Sottodiciotto & Campus renderà poi omaggio al regista con la proiezione di Keoma, il film più amato dallo stesso Castellari tra i tanti spaghetti-western realizzati nella prima parte della lunga e intensa carriera che l’ha consacrato autore di culto per più generazioni di cinefili, oltre che fonte diretta di ispirazione per colleghi del calibro di Tarantino.

Il Festival riserva altro ampio spazio all’animazione e al suo perenne incanto rendendo omaggio alla grande e prolifica casa di produzione russa Soyuzmultfilm, che compie 80 anni, con quattro programmi in proiezione al Cinema Romano e diversificati per il pubblico dei “grandi” e per gli spettatori più piccini. La sezione, curata da Eugenia Gaglianone, presenta una ventina di titoli, selezionati tra i 1500 e più entrati nell’immensa filmografia del celebre studio di Mosca dal 1936 a oggi e diventati in gran parte classici mondiali. Tra i lavori proposti spiccano i cortometraggi di Eduard Nazarov, scomparso nel settembre scorso ‒ Žil byl pës (C'era una volta un cane, 1982), Premio speciale della Giuria ad Annecy 1983 e Putešestvie murav'ja (Il viaggio di una formica, 1983) ‒, di Fjodor Chitruk, Palma d'oro a Cannes nel 1974, e il famoso ed eternamente amato capolavoro di Jurij Norštejn Il Riccio nella nebbia. Tra i titoli meno noti, si segnala la coloratissima trasposizione del '69 de La passeggiata di un distratto di Gianni Rodari con la regia di Anatolij Petrov, nonché, passando all’epoca delle produzioni seriali per la tv e alla messa a punto dell'animazione a pupazzi, i cortometraggi di Roman Kačanov di cui è protagonista Čeburashka, il dolcissimo essere simile a un orsetto diventato in patria tanto popolare da essere assunto come logo degli Studi stessi che appare per la prima volta in Italia sul grande schermo. In chiusura, una magnifica versione della Fiaba dello Zar Saltan, tratta da Puškin e realizzata nel 1943 dalle sorelle Brumberg, pioniere esemplari della storica casa di produzione.

Variegati gli appuntamenti proposti da Sottodiciotto & Campus con il cinema italiano e piemontese in particolare. Il Festival presenta il film-inchiesta Camera mia con cui Alessandro Piva racconta sogni, bisogni, gusti, tendenze, desideri della generazione Y attraverso le risposte date da mille ragazzi di dieci diversi Paesi interrogati dal regista nell’intimità delle loro stanze da letto sui temi più vari: la politica, il sesso, la religione… Un ulteriore spazio è riservato all’animazione italiana e a uno dei suoi maestri riconosciuti a livello mondiale con la proiezione di Bozzetto ma non troppo, il film diretto da Marco Bonfanti in cui il regista 78enne, autore di capolavori come West and Soda, Allegro ma non troppo e di tanti altri premiati con i massimi riconoscimenti internazionali, racconta se stesso e il suo lavoro aprendo alla telecamera la propria casa e il proprio studio. Alla proiezione interverrà lo stesso Bruno Bozzetto che dialogherà con il pubblico in un incontro condotto da Steve Della Casa.

Il Festival riserva uno spazio particolare al ricordo di Corrado Farina, il regista, sceneggiatore e scrittore morto la scorsa estate che, poco più che ragazzo, fu, con Gianni Rondolino, uno dei primi animatori del mondo cinematografico torinese alla negli anni 60. All’autore di tanti indimenticati “Caroselli” e di tanti spot pubblicitari, oltre che di corto e lungometraggi, è dedicato l’incontro cui interverranno il figlio, Alberto Farina, e lo scrittore Ernesto Ferrero, che, nel 1961, fu interprete di uno dei primi “film brevi” girati dall’allora giovanissimo regista, Io ti ucciderò, ispirato a un racconto di Mickey Spillane. È un altro caso di precocissimo esordio dietro la macchina da presa Like Horses, del sedicenne Giovanni Stramacci, che sarà presente alla proiezione. Girato tra Roma e Dubai, il lungometraggio è un film sentimentale che si tinge progressivamente di giallo, pervadendosi di atmosfere da brivido sempre più inquietanti.
Variegata, per generi e ambientazioni, la sezione dedicata ai film realizzati in Piemonte. I cormorani, lungometraggio d’esordio girato interamente nel Canavese e designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), unisce lo stile documentario e la poetica del romanzo di formazione per raccontare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza dei due protagonisti dodicenni, Matteo e Samuele. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista Fabio Bobbio e con Mirko Locatelli, uno dei co-produttori del film. Il Festival presenta poi La grande fabbrica della guerra, del regista Alessandro Rota, che interverrà alla proiezione. Viaggio nel tempo attraverso immaginazione, memoria e materiali d’archivio, il film vede protagonisti alcuni studenti dell'Istituto Avogadro che scoprono nei sotterranei della scuola una strana macchina in grado di essere riattivata dopo 100 anni e di trasportare alcuni soldati della prima guerra mondiale ai giorni nostri, offrendo l’occasione di raccontare ai ragazzi di oggi la realtà delle trincee e dell’industria bellica. Sentieri di fiume, è la cronaca dell’impresa in solitaria compiuta dal fotografo Alberto Sachero, presente alla proiezione, che partito dai Murazzi di Torino, è arrivato in kayak fino a Venezia, riprendendo il suo viaggio con una telecamera.