martedì 15 novembre 2016

Tanto cinema di qualità al Baretti da oggi al 30 novembre

Questa sera il cineteatro Baretti per Portofranco propone alle 21 (con replica sabato 19 novembre, ore 18) ANY DAY NOW di Travis Fine.
Sul finire degli anni Settanta, un adolescente affetto dalla sindrome di Down è stato abbandonato al suo destino. Lo ritrovano, però, Rudy e Paul, due omosessuali che decidono di prendere il ragazzo con loro e trasformarlo nel figlio che non potranno mai avere. Quando le autorità vengono a conoscenza di ciò, Rudy e Paul si ritrovano a combattere contro un sistema giudiziario iniquo per ottenere l'affidamento di quello che per loro è ormai un componente indispensabile della loro famiglia. Basato su un fatto realmente accaduto, Any Day Now è un film carico di passione e umanità che creano un'empatia immediata con il pubblico.

La prossima settimana, in pieno TFF, il nuovo appuntamento è per martedì 22 novembre, ore 21, e sabato 26 novembre, ore 18, con THE SEARCH di Michel Hazanavicius.
Il film è ambientato durante la seconda guerra cecena, nel 1999, e racconta di quattro destini che la guerra porterà a incrociarsi. Dopo l'assassinio dei genitori, un ragazzino scappa dal suo villaggio e si unisce al fiume di profughi dove incontra Carole, responsabile di una missione dell'Unione Europea. Grazie al lei tornerà piano piano alla vita. Nello stesso tempo, Raissa, sua sorella maggiore, lo sta cercando senza sosta tra i profughi. Da un'altra parte, Kolia, giovane russo di 20 anni viene arruolato nell'esercito. Piano piano la guerra diventerà il suo pane quotidiano.

La programmazione del fine settimana prosegue con LETTERE DA BERLINO di Vincent Perez (Sabato 19 novembre, ore 21 - Domenica 20 novembre, ore 18 e 21).
Rilettura emozionale del romanzo "Ognuno muore solo" di Fallada. Con due grandi attori nelle parti di genitori sconvolti dalla morte del figlio soldato
Berlino, 1940. All'indomani dell'occupazione di Parigi da parte delle truppe tedesche, una lettera della Wehrmacht notifica la morte del figlio di Otto e Anna Quangel sul fronte francese. Caduto per la patria e in nome del Führer, Hans era la bella ragione di vita di Otto e Anna che inconsolabili intraprendono una resistenza silenziosa con carta, penna e scrupolo. Munito di guanti per non lasciare impronte, Otto redige cartoline antinaziste che deposita in luoghi strategici con la speranza di risvegliare la coscienza tedesca e porre fine alla follia hitleriana. Assoldato l'ispettore della Gestapo Escherich, inizia una serrata caccia all'uomo. Prudenti e metodici, Otto e Anna riparano dietro una vita ordinaria e un condominio che rispecchia il momento storico, affollato di giusti, miserabili, ebrei che temono la delazione e delatori che non vedono loro di denunciare ebrei. Le stagioni intanto scorrono, la guerra tuona e la città è stremata dai bombardamenti e dal clima di diffidenza diffusa. 285 cartoline dopo una tasca bucata tradisce Otto, che viene arrestato e processato con la consorte. La sentenza per entrambi è di morte...

Sabato 26 novembre, ore 21, e domenica 27 novembre, ore 18 e 21, è in programma LA PELLE DELL’ORSO di Marco Segato.
Un film solido e coeso che riesce a raccontate con nitore e parsimonia il passaggio di potere e competenze che deve avvenire fra un padre e un figlio
Anni Cinquanta. Domenico ha 14 anni e vive da solo con il padre Pietro da quando la madre è morta in circostanze misteriose. Pietro, uscito di galera, è il bersaglio della piccola comunità montana che lo considera "una bestia". Quando in paese si ripresenta el Diàol, il diavolo, un orso che ha già mietuto vittime in passato, Pietro intuisce la possibilità del suo riscatto: dunque scommette con il padrone della cava di pietra locale, Crepaz, che ucciderà l'orso. Se riuscirà nell'impresa guadagnerà una somma enorme per l'epoca e la zona. Se invece fallirà, regalerà un anno del suo lavoro di spaccapietre a Crepaz. Anche per Domenico la caccia all'orso è un'occasione: per riavvicinarsi al padre, mettere alla prova la propria abilità con il fucile, e dimostrare che non è un bocia, ma un giovane uomo pronto ad affacciarsi alla vita adulta.
Marco Segato, autore di documentari e regista teatrale formatosi all'Università di Padova e alla factory delle Scuole Civiche di Cinema di Milano, debutta al lungometraggio con una storia narrata in purezza, tratta dal romanzo di formazione "La pelle dell'orso" di Matteo Righetto. E fa una serie di scelte di grande saggezza e umiltà: scrive la sceneggiatura insieme a Marco Paolini, protagonista del film nei panni di Pietro (e soggetto di alcune regie teatrali di Segato), ed Enzo Monteleone; sceglie come direttrice della fotografia Daria D'Antonio, eccezionale nel far emergere le figure dal buio e nel dosare il fuoco fra primo piano e sfondo; affida i ruoli principali a Paolini e al giovanissimo ma efficace Leonardo Mason, e affianca loro un cast di interpreti di spessore, da Lucia Mascino a Paolo Pierobon a Maria Paiato; abbina al montaggio il "veterano" Paolo Cottignola (David di Donatello per Il mestiere delle armi) e la pluripremiata Esmeralda Calabria; infine costruisce un manto sonoro che riequilibra silenzi della montagna e dialoghi limati all'osso con le musiche di Andrea Felli.
Vale la pena fare tanti nomi perché La pelle dell'orso è un lavoro di squadra capitanato con mano salda da un regista tanto abile nel delegare alle eccellenze quanto nel dare loro la linea da seguire: il risultato è un film solido e coeso che riesce a raccontate con nitore e parsimonia il passaggio di potere e competenze che deve avvenire fra un padre e un figlio, costruito attraverso reciproci appostamenti che occasionalmente coinvolgono anche un orso (assai ben filmato), funzionale alla formazione di un uomo, o forse anche di due.
La durezza dei personaggi e dei paesaggi è ben servita da una regia che rifiuta la spettacolarizzazione senza per questo rinunciare all'accessibilità narrativa, e i volti intagliati nel legno dei protagonisti contribuiscono al racconto più delle loro parole scarne e schive. A poco a poco ognuno svelerà i propri segreti, con pudore e sollievo: perché i macigni sulla coscienza non si spaccano con la vanga, ma con la capacità di ascolto.

Infine, torna CINETICA mercoledì 30 novembre, ore 21, con L’ULTIMO VIAGGIO DEL CONTE ROSSO di Fabiana Antonioli. La regista sarà presente in sala.
E' il tardo pomeriggio del 4maggio 1949 quando finisce tutto. L'inizio del racconto è la fine di una storia divenuta leggenda calcistica, quella del Grande Torino. L'aereo che li trasportava, di ritorno da una amichevole in Portogallo, si schianta su una collina della sua città e si porta via 31 vittime tra formazione, tecnici e dirigenti, giornalisti ed equipaggio.
Umberto, Antonio, Lando e Guido sono dei 18enni della squadra giovanile. Il campionato venne d'ufficio assegnato al Torino, ma mancavano 4 maledette giornate alla fine.
Il racconto di L'ultimo viaggio del Conte Rosso è la storia di quei giovani, che si trovarono nel giro di poche ore a giocarle indossando le maglie dei loro beniamini, contro cui si erano allenati fino a pochi giorni prima. Nessuno di loro divenne famoso né ebbe una carriera in prima categoria, molti di quella formazione si persero nell'anonimato. Tutto avvenne troppo velocemente, e il tempo della commozione e solidarietà svanì subito. Grandi non furono mai, il pubblico se ne accorse presto. Ma quelle 4 partite, le vinsero tutte.
Oggi, a 89 anni, sono gli ultimi rimasti di quella formazione , gli ultimi ad aver giocato contro il Grande Torino nelle amichevoli di allenamento.
Una squadra che li rese adulti in un attimo. E che il pullman Conte Rosso portò in trasferta fino all'ultimo viaggio, chiudendo il corteo funebre , il giorno dei funerali.