giovedì 1 giugno 2017

Il programma di Cinemambiente di venerdì 2 giugno

Il pomeriggio al Festival CinemAmbiente contempla tre appuntamenti in successione con la ricchissima  sezione Panorama corti.
La prima serie di proiezioni, intitolata “Ecovisioni” (ore 15.15, Massimo 1), riunisce  produzioni brevi, per lo più sperimentali, caratterizzate visivamente dal contrasto tra contesti urbani e  naturali. La seconda sottosezione, “Il mondo deve sapere” (a seguire, ore 16.30), presenta i film brevi che  testimoniano o denunciano plurime e drammatiche emergenze ambientali. Tra questi, tre titoli si  distinguono per la particolare gravità delle situazioni documentate. For Flint dello statunitense Brian  Schulz, proiettato in anteprima al Tribeca Film Festival, racconta la reazione resiliente di alcuni abitanti di  Flint, cittadina del Michigan, di fronte allo stato di emergenza dichiarato da Obama dopo la scoperta della  tossicità dell’acqua in distribuzione alla popolazione, attinta da un fiume vicino. Drammatico contraltare a  seguire, Roozegari Hamoun (Once Hamoun), dell’iraniano Mohammad Ehsani, racconta invece le  conseguenze ambientali e sociali gravissime provocate dal prosciugamento del lago Hamoun, al confine tra  il suo Paese e l’Afghanistan. Le proiezioni saranno seguite da un incontro con il pubblico dei due registi.

Di  plastica – argomento ricorrente in quest’edizione del Festival – parla, invece, Straws, cortometraggio che si  avvale della voce narrante d’eccezione del premio Oscar Tim Robbins. Diretto dalla statunitense Linda  Booker, il film è un appello per limitare l’uso eccessivo e indiscriminato delle cannucce fatte con il materiale  non biodegradabile per eccellenza che, piaga in diffusione incontrollata (il film ne mostra una finita anche  nel naso di una tartaruga in Costa Rica), rappresentano una delle maggiori fonti d’inquinamento delle  spiagge insieme con tappi, involucri e mozziconi di sigaretta. La terza sottosezione in cartellone,  “Ecofantasy” (ore 17.30, Cinema Massimo 3), comprende invece film di animazione destinati  espressamente al pubblico dei più piccoli, ma capaci di offrire con leggerezza spunti di riflessione anche ai  più grandi sull’importanza del rispetto per la natura e della tutela dell’ambiente.



In parallelo, nel pomeriggio, il Festival presenta il lungometraggio italiano in concorso Cenere (ore 15.30,  Cinema Massimo 3), ritratto dell’Italia contemporanea vista dall’entroterra più aspro della Sardegna, la  Barbagia. A partire dal passato di una regione caratterizzata da un forte sentimento di indipendenza dallo  Stato e ferita da un passato di povertà, banditismo e faide tra famiglie rivali, e dalle sue ancestrali tradizioni  – un carnevale duro e crudo dalle radici preistoriche – lo sguardo dell’autrice, Camilla Tomsich, si allarga  all’oggi: un presente difficile, in cui il collasso del sistema industriale e gli operai in lotta per il diritto al  lavoro condividono con il sistema agro-pastorale la coscienza del sacrificio. Al termine della proiezione,  incontro con la regista e Enzo Cugusi, presidente dell’Associazione dei Sardi in Torino “A. Gramsci”.

Nel secondo pomeriggio, nella sezione Panorama, il Festival presenta Auroville Towards a Sustainable  Future (ore 18, Centro Studi Sereno Regis), di Basile Vignes, lungometraggio di cui è protagonista la “città  universale” fondata sulla visione del filosofo e mistico bengalese Sri Aurobindo, creata nel 1968 sulla costa  orientale dell’India meridionale, vicino a Pondicherry. Sede di un Festival cinematografico con cui  CinemAmbiente ha da quest’anno stretto rapporti di collaborazione, Auroville rappresenta uno degli  esperimenti più noti e riusciti di ecovillaggio e di bonifica radicale di un’area sterile, oggi trasformata in un  territorio lussureggiante e produttivo. Storia delle pluridecennali sperimentazioni di tecnologie alternative  che hanno permesso la pratica di un’agricoltura fiorente e sostenibile, il documentario sarà seguito da un  incontro con Marco Feira, della comunità di Auroville, e con Stambecco Pesco, della Federazione di  Damanhur.

Nel tardo pomeriggio, in proiezione un altro lungometraggio in gara nella sezione competitiva  internazionale, Footprint (ore 18.30, Cinema Massimo 1), produzione statunitense firmata dalla regista di  2  origine italiana Valentina Canavesio. Viaggio intorno al mondo che documenta come, tra crescita esplosiva  della popolazione mondiale, iper-consumo, decremento delle risorse, il peso dell’impronta umana abbia  ormai raggiunto il limite della sostenibilità per il Pianeta, il film dà voce a chi, consapevole della posta in  gioco, non si rassegna: attivisti impegnati sul territorio, operatori sanitari o persone comuni che, nei vari  angoli della terra – dalle Filippine, al Messico, al Pakistan al Kenya –, sfidano ogni giorno lo status quo. Dalle  loro testimonianze emergono soluzioni possibili, ma anche sorprendenti rivelazioni sugli attori che si  oppongono al cambiamento e su quelli che lo favoriscono. Al termine della proiezione, gli studenti di  Economia dell’Ambiente dell’Università di Torino intervisteranno la regista.

Sempre nel tardo pomeriggio, il Festival ricorda il trentennale de L’uomo che piantava gli alberi, il film che  l’illustratore e animatore canadese naturalizzato francese Frédéric Back trasse nel 1987 dall’omonimo  racconto allegorico di Jean Giono, pubblicato nel 1953 e diventato ben presto un classico della letteratura  ambientalista. Altrettanto, la sognante trasposizione in immagini della storia del pastore Elzéard Bouffier,  che da solo riforesta la sua vallata ai piedi delle Alpi piantando cento ghiande al giorno, è considerata un  piccolo capolavoro della cinematografia d’animazione. Il Festival ripropone il cortometraggio premiato con  l’Oscar (ore 18.45, Cinema Massimo 3) accompagnandolo con l’intervento di Tiziano Fratus, lo scrittore che  ha elaborato il concetto di Homo Radix, la disciplina della dendrosofia e la pratica dell’alberografia.

In serata, il Festival presenta un altro cortometraggio di rilievo, Civilians (ore 20, Cinema Massimo 3),  ritratto dell'“altra” New York, minacciata dalla gentrificazione e dalla crisi economica, firmato dal rumeno  Toma Peiu, e, a seguire, un altro lungometraggio italiano in concorso, Ci vuole un fiore, di Vincenzo Notaro.  Il film prende spunto dalla nascita, nel 2008, del primo orto urbano nel quartiere più antico della città di  Roma, la Garbatella, per raccontare le iniziative di semplici cittadini volte, in contrasto con  un’amministrazione ancorata a vecchi modelli economici, a occupare zone degradate per farne aree  agricole condivise. Nella narrazione delle lotte cittadine, si insinuano le storie più personali di Giacomo e  Luigi, distanti per età, ma uniti dall'amore per la terra, che diventa spazio vitale per sopperire alle proprie  difficoltà economiche. Al termine della proiezione, incontro con il regista.

In parallelo, il cartellone propone un altro lungometraggio in gara nella sezione internazionale, Thank You  for the Rain (ore 20.30, Cinema Massimo 1), documentario di Julia Dahr e Kisilu Musya con cui si torna al  tema di apertura del Festival: i cambiamenti climatici. Per cinque anni Kisilu Musya, agricoltore kenyota, ha  ripreso con una videocamera gli effetti devastanti, l’impoverimento progressivo e gli altissimi costi umani  che l’alternarsi impazzito di inondazioni, siccità e tempeste hanno comportato nella vita della sua famiglia e  del suo villaggio. L’incontro con la filmmaker norvegese coautrice del film trasformerà Kisilu da padre di  famiglia in leader di una comunità contadina e in attivista a livello mondiale, in grado di portare la sua  testimonianza alla Conferenza sul clima di Parigi. La proiezione sarà seguita da un incontro con Jeongha  Kim, Decent Rural Employment Policy Officer - FAO, e Ana Belén Sanchez, coordinatrice del settore  Sostenibilità di Fundación Alternativas.

In seconda serata, per la sezione concorsuale One Hour, il Festival propone Fukushima: Les Voix  silencieuses (ore 22, Cinema Massimo 3), mediometraggio firmato a quattro mani dal regista francese  Lucas Rue e dalla moglie Chiho Sato e storia del ritorno sul luogo di un disastro che pare rimosso dalla  coscienza collettiva. A sei anni dal tragico scoppio dei reattori nucleari, una visita della giovane regista  giapponese alla famiglia, che vive a soli 60 km dalla quella che è definita la “Voluntary Evacuation Zone”, è  occasione per riaprire un dibattito sulla situazione di Fukushima attraverso le storie e le testimonianze  dirette di coloro che vivono oggi in uno dei posti più radioattivi della terra. Alla proiezione seguirà un  incontro con i due registi.

Sempre in seconda serata e sempre per la sezione One Hour, il cartellone presenta Holy (un)Holy River (ore  22.30, Cinema Massimo 1), la cronaca di un viaggio compiuto dai registi statunitensi Pete McBride e Jake  3  Norton lungo i 2500 chilometri del Gange che documenta le contraddizioni del fiume più venerato al  mondo. Costretto a raccogliere emissioni industriali, a subire deviazioni per scopi agricoli e l’impatto con i  circa 500 milioni di abitanti del suo bacino, a inglobare rifiuti domestici, fognature grezze e resti dei riti  funebri, ad affrontare lo sbarramento di sedici dighe per la produzione di energia elettrica e il controllo  delle inondazioni, il fiume sacro appare un simbolo di purificazione destinato a un futuro quanto mai  incerto, sul quale si interrogano gli esperti.