martedì 7 novembre 2017

Torna al cinema Massimo l'appuntamento con Luci dalla Cina

Il Festival di documentari cinesi Luci dalla Cina giunge quest’anno alla quarta edizione italiana e arricchisce la sua dimensione europea: la manifestazione, nata a Parigi nel 2009, con il nome Écrans de Chine, vede oggi il coinvolgimento di ben otto diverse città in Spagna, Belgio, Grecia, Finlandia, Francia e Italia e offre un itinerario coraggioso, disincantato e appassionato attraverso una Cina inedita, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni, ma lontana anche dall’immagine uffciale e dai grandi numeri a cui siamo ormai abituati.

 Artisti, contadini, donne manager, operai: sono solo alcuni dei protagonisti dei documentari di quest’anno, che raccontano storie molto diverse, tentando di dare conto della straordinaria complessità di un Paese in trasformazione, alla ricerca di un suo equilibrio. Una società fortemente proiettata verso il futuro, in cui tuttavia il nuovo e l’antico convivono, tra contrasti anche stridenti e fertili contraddizioni.
Dal 10 al 12 novembre, in contemporanea con Roma, verranno presentati a Torino sette flm in anteprima nazionale, proiettati in versione originale con sottotitoli in italiano.

“Siamo molto felici - spiega Francesca Frigo, direttore di Luci dalla Cina – Torino - di essere riusci a portare anche quest'anno al Cinema Massimo i documentari di Luci dalla Cina e di poter offrire al pubblico torinese questa preziosa occasione di incontro con un cinema recentissimo e inedito che ci parla della Cina di oggi, interrogandosi sul presente e sul futuro. I sette flm di quest'anno presentano storie molto diverse tra di loro. Attraverso stili e tematiche differenti contribuiscono tutti ad arricchire il racconto corale sulla Cina che, ormai da diversi anni, proviamo a costruire con il nostro festival. Novità di quest'anno di Luci dalla Cina – Torino è la collaborazione con l'Istituto Confucio dell'Università di Torino, che ha deciso di sostenere il festival aiutandoci ad organizzare l'incontro con il regista cinese Qin Xiaoyo e attribuendo un riconoscimento culturale importante al nostro lavoro. Insieme all'Istituto Confucio la consolidata squadra di lavoro composta dall'associazione culturale Finestre sul Cortile, BabyDoc Film e Museo Nazionale del Cinema, con i partner che ci affancano nella comunicazione: associazione socio-culturale italo-cinese ZHI SONG e MAO Museo d'Arte Orientale".


"Un ringraziamento speciale ai colleghi di ID Cultura e Comunicazione che organizzano il festival a Roma e con i quali collaboriamo per portare, ogni anno, Luci della Cina in Italia. Per quanto riguarda il programma del festival apriamo venerdì 10, nel pomeriggio, con il flm “Fuga dal Tempio” di Patrick Carr, sulla storia di tre danzatori fuori dagli schemi alle prese con la messa in scena di un nuovo spettacolo. A seguire “Campi in famme” di An Jiaxing & Hao Xianwei, racconto della lotta tra contadini e vigili del fuoco nelle aree rurali. Chiudiamo la sera di venerdì con un importante flm sui lavoratori migranti che trovano nella poesia una forma di riscatto, “Il Nostro Canto” di Wu Feiyue e Qin Xiaoyu. La proiezione sarà arricchita dalla presenza in sala del regista Qin Xiaoyu, che presenterà il flm al pubblico".

"Sabato 11 alle ore 16 sarà la volta di “Mio Padre e Mia Madre”, intimo e personalissimo racconto di famiglia realizzato dal regista Bo Jiao, già noto a Luci dalla Cina per il suo bellissimo flm “Diario di un villaggio”. Nella sera di sabato presentiamo “L'altra metà del cielo” di Patrik Soergel, un documentario svizzero che racconta quattro donne manager cinesi e chiudiamo con “La mia Terra” di Fan Jian, il racconto in prima persona di una famiglia che resiste agli stravolgimenti urbanistici della Cina moderna per difendere la propria terra. Film vincitore di Écrans de Chine 2017. Domenica 12 daremo la possibilità al pubblico di rivedere due dei flm già presentati attraverso due repliche e chiuderemo la serata e il festival con il flm “I dimenticati della notte” che racconta la storia poco conosciuta dei 140.000 operai cinesi finiti a combattere a fianco di Inglesi e Francesi durante il primo confitto mondiale.”