lunedì 18 marzo 2019

Il programma di martedì 19 marzo a Sottodiciotto

La giornata al Sottodiciotto Festival si apre con una proiezione della retrospettiva “This Is Not a Selfie”, dove è la volta di I’m Still Here (Joaquin Phoenix – Io sono qui!, ore 18, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati) di Casey Affleck e Tom Blomquist. Presentato nel 2010 al Festival di Venezia, il lungometraggio racconta un anno, il 2009, nella vita di Joaquin Phoenix, in cui l’affascinante attore, all’apice del successo dopo le candidature all’Oscar per Il gladiatore e Walk the Line, impegnato nella promozione di Two Lovers, annunciò improvvisamente di voler abbandonare il cinema per darsi a un’improbabile carriera di rapper. Il film segue la sua parabola folle e allucinata di musicista senza talento, mentre Phoenix sembra deciso a svelare il suo dark side e a dare il peggio di sé davanti alla macchina da presa: tira di coca, maltratta i collaboratori, ordina ragazze al telefono, insulta e scazzotta il pubblico, non si lava, non si rade, non si cura di quanto ingrassa. Del tutto calato nella parte, fa un’apparizione stralunata e surreale al “David Letterman Show” (inserita nel film), masticando chewing-gum per tutto il tempo dell’intervista e non rispondendo a nessuna, o quasi, domanda del conduttore. Un’apparizione nello Show successiva alla distribuzione di I’m Still Here sarà l’occasione per mostrare il vero Phoenix, tornato se stesso, e svelare la gigantesca burla mediatica su cui, per oltre anno, è stato costruito un film considerato, a oggi, uno dei più riusciti mockumentary della storia del cinema.

Sempre nel pomeriggio, il cartellone presenta Di cosa parliamo quando parliamo di selfie (ore 18, il Circolo dei lettori), quarto appuntamento di Wikicampus, il ciclo di incontri dedicato all’approfondimento del tema dell’autorappresentazione nella società contemporanea, filo conduttore di quest’edizione del Festival. Nel corso dell’incontro, cui parteciperà Adriano D’Aloia (Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”), verrà analizzato il selfie non in quanto semplice autoritratto fotografico, ma come “gesto mediale” che ci estende nello spazio – fisico, virtuale, sociale – e include nell’immagine la traccia di questa estensione. Un viaggio visivo nella pittura e nella fotografia autoritrattistica consentirà di risalire alle tensioni da cui il selfie scaturisce e di riflettere sulla sua natura e il suo destino nell’esperienza mediale contemporanea.
In prima serata il Festival presenta l’inedito Diamantino (ore 20, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati). Firmato a quattro mani dal portoghese Gabriel Abrantes e dallo statunitense Daniel Schmidt, il film è stato presentato alla Settimana della critica dell’ultimo Festival di Cannes, dove il debutto nel lungometraggio dei due giovani registi – annoverati tra i nuovi enfants prodiges della scena internazionale – era particolarmente atteso e ha ottenuto il massimo riconoscimento previsto, il Grand Prix Nespresso, sancendo anche un ulteriore successo del TorinoFilmLab, che ha sostenuto il progetto di sviluppo della fortunata opera prima. Storia di una stella in caduta, il film prende il titolo dal nome del suo protagonista, giocatore di calcio della nazionale portoghese, campione di fama mondiale, inarrestabile asso del pallone venerato dalle folle e modellato sull’immagine pubblica di Cristiano Ronaldo. La fortuna gli arride senza sosta, finché il suo genio calcistico non si dissolve all’improvviso e, durante la finale di Coppa del mondo, sbaglia il rigore decisivo. Vissuto sempre in un mondo fatato, per Diamantino, fuoriclasse che fuori dal campo è solo un bambino cresciuto, ingenuo e sprovveduto fino al limite dell’inettitudine, comincia un rocambolesco bagno di realtà, in cui si troverà a fare i conti, oltre che con la morte improvvisa del padre, con sorelle perfide, migranti in gommone, agenti segreti che tentano di incastrarlo, ministri neofascisti che vogliono clonarlo. Commedia grottesca e surreale che si diverte a mettere alla berlina i fanatismi contemporanei – dal culto delle celebrità all’ascesa dell’antieuropeismo e dei populismi xenofobi – il film sarà introdotto dal giornalista Gianpaolo Ormezzano.

In seconda serata, in un altro appuntamento con la retrospettiva, il Festival propone Un’ora sola ti vorrei (ore 22.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati), opera d’esordio con cui nel 2002 la regista Alina Marazzi si è imposta all’attenzione del mondo cinefilo.  Nel mediometraggio, la regista milanese, nipote dell’editore Ulrico Hoepli, ha rivisitato e riassemblato gli home movies girati dal nonno a partire dagli anni Venti e fino ai primi anni Settanta: un atto doloroso, perché quel materiale comprendeva anche le immagini della madre, Liseli, sofferente di depressione, morta suicida nel 1972 – quando Alina aveva solo sette anni – e praticamente rimossa dal ricordo familiare. Ritratto di un’altolocata famiglia borghese apparentemente serena, testimonianza di una forte volontà di autocelebrazione e autorappresentazione, i numerosissimi filmati girati dal nonno nell’arco di decenni, destinati a immortalare ogni momento di felicità familiare, nella selezione di Un’ora sola ti vorrei combattono con le parole della madre. La stessa Alina, infatti, legge brani di un diario semisegreto in cui Liseli svela tutta la sua sofferenza e il suo senso di inadeguatezza alla vita, denunciando implicitamente l’ipocrisia e la falsità di quanto viene mostrato sullo schermo: un modo, per la regista, di rivivere le contraddizioni familiari, di esprimere la nostalgia per una madre in pratica mai conosciuta, di riappropriarsi di un affetto e di un’identità mancati.   

Tutti gli appuntamenti e le proiezioni del Festival sono a ingresso gratuito.