sabato 1 giugno 2019

Cinemambiente, il programma di domenica 2 giugno

Seconda giornata del weekend densa di appuntamenti al Festival Cinemambiente, che si apre nel primo pomeriggio con il secondo gruppo di cortometraggi in concorso. Riuniti sotto il titolo generale “Ritratti dal mondo” (ore 15, Cinema Massimo - MNC, Sala Cabiria), i sette film brevi proposti compiono un viaggio intorno al globo, che, dal Sahara al Sudamerica, passando per l’Europa, esplora lo stato del Pianeta e l’aggravarsi delle sue condizioni, focalizzandosi soprattutto su pericoli ambientali meno noti o sul modo in cui le popolazioni locali si organizzano per contrastare emergenze ecologiche di varia natura: dagli abitanti di Città del Capo che si preparano, ciascuno a proprio modo, per il Day Zero (Scenes from a Dry City di Francois Verster e Simon Wood), alla madre che insegna alla figlia a nuotare nel mare che, per l’innalzamento delle acque provocato dal cambiamento climatico, minaccia il villaggio (Dulce di Guille Isa e Angello Faccini), a contadini di nazionalità diverse, ma accomunati dalla volontà di rispettare la natura (Farmer di Sylvain Renou), alle donne Saharawi che affrontano quotidianamente la siccità del deserto (Laatash di Elena Molina), all’inquinamento prodotto dalle grandi navi da crociera (All Inclusive di Corina Schwingruber Ilić), fino alle popolazioni indigene delle foreste amazzoniche che vivono in connessione spirituale con il fiume (The River of the Kukamas di Nika Belianina) e all’“archeologo dell’ordinario” che in kayak ripulisce dalla plastica laghi e corsi d’acqua della Lombardia (Plastic River di Manuel Camia).

Sempre nel pomeriggio, il Festival presenta due titoli del Concorso Documentari Italiani. Anima (ore 15.45, Cinema Massimo - MNC, Sala Soldati), di Joseph Péaquin, è il ritratto di una coppia ultraottantenne, Grazia e Bruno, che, sposati da più di sessant’anni, sono sempre vissuti nel paese valdostano di La Thuile, condividendo l’amore per le piante e per la natura. Nella loro vita (ordinaria e al contempo straordinaria), il tempo è scandito da attività che rientrano in un’economia di sussistenza più che di profitto e che disegnano un microcosmo libero dalla crescita frenetica, dal sovra-consumo, dall’ultra-tecnologia, dove essere umano e ambiente sono elementi armonici e simbiotici. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e dalla proiezione di Terre di cannabis. Diretto da Gianluca Marcon, il film è girato in Abruzzo, terra che il protagonista, Jacopo, ha abbandonato da giovane, mal tollerando quegli spazi fatti di silenzi e di nessuna occasione. Nei suoi giri per il mondo, Jacopo però matura il sogno di trasformare la sua terra d’origine in un grande campo di canapa, oggi diventata legale per uso terapeutico. Raccolti intorno a sé gli amici di un tempo, combatte i pregiudizi di un luogo ostico, afflitto da un massiccio spopolamento fin dagli anni Cinquanta e dove le opportunità di lavoro sono minime. Con impegno, dedizione e pazienza, Jacopo e i suoi compagni riescono a far decollare la loro avventura e, a poco a poco, l’azienda si espande fino ad attirare anche lavoratori immigrati: una piccola storia di successo a testimonianza di quel fenomeno molto attuale rappresentato dal boom della New Canapa Economy, che, in soli cinque anni (2013-2018), ha portato al decuplicarsi dei terreni coltivati in Italia. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e il protagonista del film, Jacopo Paolini.

Il pomeriggio prosegue poi con la proiezione di un titolo della sezione Panorama | Inventing Tomorrow, Utopia Revisited (Zeit für Utopien, ore 16.30, Cinema Massimo - MNC, Sala Cabiria), mediometraggio con cui il regista austriaco Kurt Langbein intraprende una spedizione cinematografica tra i pionieri di una nuova società più equa e meno legata alla logica del profitto, capace di andare oltre le contraddizioni e le crescenti disparità economiche legate al capitalismo. Girato in diverse parti del mondo, il film dà voce a chi ha cercato un’alternativa basata su un diverso stile di vita, fatto di condivisione e cooperazione: dalle imprese di bio-food fondate sulla solidarietà tra produttori e consumatori, alla piccola enclave ecologica che, nel centro di una città europea, riesce a ridurre a meno di un quarto della media le emissioni di CO2, all’azienda che produce smartphone equi e sostenibili, alla cooperativa di lavoratori che è riuscita a resistere alla decisione della grande multinazionale di chiudere la fabbrica. La proiezione sarà seguita da una conversazione con il regista, in collegamento via Skype, di Claudia Apostolo, giornalista, e di Davide Biolghini, coordinatore scientifico di Forum Cooperazione e Tecnologia.
In parallelo il Festival propone un titolo della sezione Panorama | Testimonianze, organizzata in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis. Con quale diritto (ore 17, Centro Studi Sereno Regis, Sala Poli), di Claudio Papalia e Tiziana Ripani, è frutto di cinque anni d’inchieste, pubblicate sulla piattaforma Trancemedia.eu, sui movimenti che si oppongono alla realizzazione di mega-progetti internazionali in diverse regioni italiane. In un viaggio dal Nord al Sud del Paese, attraverso i territori destinati a ospitare tunnel alpini di base, metanodotti internazionali, installazioni militari – dal TAV in Piemonte, al TAP in Puglia, al MUOS in Sicilia – viene data voce ai sostenitori del “no”, individuando tra motivazioni e posizioni eterogenee un elemento comune. Nel superamento del concetto di nimby e nell’opposizione a ciò che non ha diritto di essere né nel proprio territorio, né altrove, il film individua, infatti, l’eco di una consapevolezza critica, sempre più glocalizzata, nei confronti di modelli economici e di sviluppo, diffusi ovunque nel mondo, basati sull’appropriazione e sullo sfruttamento massiccio di risorse naturali – siano esse gas, acque o terre – sottratte alle comunità locali devastando l’ambiente e alterando il clima. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi e con Alessandro Manuelli, componente della Commissione tecnica del Comune di Melendugno per la sorveglianza del progetto TAP.
Si ritorna al Concorso Documentari Italiani con The Climate Limbo (domenica 2 giugno, ore 17.30, Cinema Massimo - MNC, Sala Soldati), diretto da Francesco Ferri e Paolo Caselli e scritto da Elena Brunello. Realizzato nell’ambito del progetto “Frame, Voice, Report!” e promosso dall’Associazione di Promozione sociale Cambalache, il film documenta il fenomeno in crescita costante dei migranti climatici, ancora privi di status nel sistema di asilo internazionale. Dalla Nigeria al Bangladesh, fino ai ghiacci alpini, le testimonianze di profughi costretti nel limbo di una condizione non riconosciuta e le interviste ad esperti e a scienziati attestano un’emergenza globale destinata a non risparmiare nessuno, men che mai i Paesi, come il nostro, affacciati sul Mediterraneo, hot spot dei cambiamenti climatici. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi e con l’autrice del film, Elena Brunello.
Nel tardo pomeriggio, il cartellone presenta un titolo del Concorso Documentari Internazionali Une Vie meilleure (ore 18, Cinema Massimo - MNC, Sala Cabiria), diretto dal francese Grégory Lassalle. Ambientato nel nuovo El Dorado dei combustili fossili, la Patagonia settentrionale, il film segue le storie di quattro abitanti della regione costretti a misurarsi con una realtà profondamente cambiata dopo l’arrivo del “progresso” e l’inizio dello sfruttamento dei giacimenti di gas da argille scoperti nel bacino di Vaca Muerta. Da José Luis, che accetta compromessi con i nuovi padroni pur di trovare un lavoro, a Cécilia, che fa la prostituta e prende in considerazione l’idea di cambiare vita ma esita a rinunciare agli aumentati guadagni, all’indiana Mapuche Relmu e al vecchio contadino Pampa che si sono visti entrambi confiscare le proprie terre, consegnate alle compagnie petrolifere, tutti sono costretti ad adattarsi a un nuovo mondo dominato dal denaro e dalle lotte di potere e dovranno prendere decisioni determinanti per il futuro ripensando le proprie aspirazioni e i propri sogni. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.
Ancora nel tardo pomeriggio, viene presentato il terzo titolo in gara nel Concorso Documentari One Hour, Monsieur Kubota (ore 18.45, Cinema Massimo - MNC, Sala Soldati), produzione francese diretta dall’italo-iraniano Anush Hamzehian e dal torinese Vittorio Mortarotti. Protagonista del film è Shin Kubota, biologo marino dell’Università di Kyoto, che cerca il segreto della vita eterna nella Turritopsis dohrnii, una medusa dotata di uno sbalorditivo potere di rigenerazione. Sospeso tra scienza e utopia, il mediometraggio segue lo stravagante scienziato nelle sue passeggiate solitarie, nelle sue originali esibizioni di karaoke e nelle sue riflessioni sull’immortalità, condizione che Mr. Kubota non dubita si riuscirà a raggiungere, ma che suscita grandi interrogativi: l’uomo è pronto per la vita eterna o questa sarà l’inizio della sua fine? E la sovrappopolazione condannerà la nostra specie all’estinzione? La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi.
Sempre nel tardo pomeriggio, il cartellone propone due appuntamenti fuori dalle sale cinematografiche. Il gruppo Noname, costituito da giovani artisti e artiste provenienti dall’Accademia Albertina di Belle arti, si esibirà davanti al Cinema Massimo nella sua seconda performance, “Legami intrinseci” (ore 19-20), ideata da Delia Gianti, con cui fili d’oro saranno intrecciati ai polsi per ricreare legami vitali tra tutte le creature presenti al Festival. In contemporanea, verrà proposta al Blah Blah la prima delle tre sonorizzazioni live in cartellone in quest’edizione, “All U Can Beat” (ore 19-21), un viaggio musicale attraverso danze, percussioni incalzanti, tribal funk, ritmi tropicali e sciamanici: la crew tutta torinese propone una selezione di brani dove i suoni tradizionali della world music si fondono con i ritmi elettronici nel rispetto delle diverse culture del mondo e della natura che ci circonda.

In serata, il tema della tutela della biodiversità e della conservazione della natura, sempre presente al Festival, si affaccia in cartellone con un titolo del Concorso Documentari Internazionali, The Last Male on Earth (ore 20.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria), lungometraggio in cui la regista olandese Floor van der Meulen racconta gli ultimi giorni di Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale sopravvissuto in cattività fino al 2018, mentre la sua specie era stata dichiarata estinta in natura fin dal 2009. Custodito nella riserva di Ol Pejeta, in Kenya, Sudan non è morto solo, ma è stato circondato fino all’ultimo da guardie armate che lo sorvegliavano 24/7, giornalisti venuti a raccontare la sua storia, turisti smaniosi di immortalarlo in un selfie, scienziati decisi a trovare un mezzo per riprodurne la specie prima che fosse troppo tardi. La tragicommedia umana che ha accompagnato la sua scomparsa offre lo spunto per una narrazione dai toni duplici. Tra dramma e ironia, la figura del vecchio e maestoso rinoceronte si fa immagine speculare della megalomania umana, in un invito a riflettere soprattutto sulla (auto)distruttività del nostro dominio sulla Terra e sul destino della nostra specie. La proiezione sarà seguita da un incontro con la regista e con Isabella Pratesi, direttore del Programma di conservazione di WWF Italia.
Sempre in prima serata, per la sezione non competitiva Panorama | Inventing Tomorrow verrà proposto il secondo titolo in arrivo da “Backlight”, la serie documentaria dell’emittente olandese VPRO, Beyond the Green Horizon (ore 20.30, Cinema Massimo - MNC, Sala Soldati). Diretto da Martijn Kieft, il mediometraggio prende spunto dalla “rivoluzione verde”, che, entro il 2050, dovrebbe portare a una produzione mondiale di energia ricavata per i due terzi da fonti rinnovabili, per esplorare gli effetti di tale profonda trasformazione sulla politica, sull’economia, sulla cultura e sul paesaggio. Con l’aiuto di specialisti ambientali, architetti e urbanisti, il mediometraggio ci conduce attraverso i cambiamenti già in atto e i possibili scenari del futuro, dove – solo per fare qualche esempio – le turbine eoliche sostituiranno definitivamente le miniere di carbone, le case diventeranno ad alta efficienza energetica, le auto saranno solo elettriche, le stazioni di servizio verranno sostituite da quelle di ricarica. A seguire, verrà proposto in replica un cortometraggio della sezione competitiva, di tema attinente, A Simple Life, di Myrto Papadogeorgou e Robert Harding Pittman. Le due proiezioni saranno seguite da un incontro con Benedetta Castiglioni, docente di Geografia dell’ambiente e del paesaggio all’Università di Padova, e con Giovanni Paludi, responsabile del Settore Pianificazione Territoriale e Paesaggistica della Regione Piemonte.
In seconda serata il Festival presenta un altro titolo del Concorso Documentari Italiani, Ballata in minore (ore 22, Cinema Massimo - MNC, Sala Soldati), di Giuseppe Casu, che prende avvio dal desiderio del regista di tornare nella sua terra d’origine, la Sardegna lasciata tanti anni prima. Nel viaggio, compiuto al seguito di una carovana di artisti di strada, tra balli e musica, il protagonista ritrova le ragioni del suo non meglio definito “senso di appartenenza” nelle diverse forme di resistenza – allo sfruttamento del territorio, così come a ritmi di vita non condivisi – della gente dell’isola, le cui storie si compenetrano con quelle di tre compagni d’avventura, migranti fuggiti dalle guerre e dalle dittature dei loro Paesi d’origine. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista e con i protagonisti del film.
Il cartellone della giornata, infine si conclude con un titolo del Concorso Documentari Internazionali, The Burning Field (ore 22.30, Cinema Massimo – MNC, Sala Cabiria). Diretto dal regista e giornalista statunitense Justin Weinrich, il film affronta attraverso lo sguardo diretto dei suoi protagonisti un sempre urgente problema ambientale focalizzandosi su Agbogbloshie, famigerato sobborgo di Accra, nel Ghana, dove è situata la più grande discarica di rifiuti elettronici al mondo e dove in molti approdano dalle aree rurali del Paese, spesso spinti dalla siccità. Il film segue la quotidianità di quattro giovani ghanesi alla ricerca di un lavoro, introducendoci in uno scenario di miseria e desolazione, dove, tra fumi e materiali tossici, l’irregolamentata attività di recupero di quanto ha ancora qualche valore coinvolge gran parte della popolazione locale richiedendo pesanti tributi alla salute della collettività e dell’ambiente. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista, con Cecilia Pennacini, docente di Etnologia e Antropologia visiva all’Università di Torino, e con Pablo Graglia, direttore commerciale di Transistor Srl.

Tutti gli eventi e le proiezioni del Festival sono a ingresso libero