Camilo Cavalcante ad Agenda Brasil 2025: “Il Brasile vive oggi un momento delicato di ricostruzione”

A due anni dalla prima volta, il regista brasiliano Camilo Cavalcante tornerà a Torino ospite di Agenda Brasil: domenica 2 novembre alle 20,30 al cineteatro Baretti presenterà il suo ultimo lavoro, “O Palhaço de Cara Limpa“, la storia di un attore in piena crisi matrimoniale che torna a vivere nella casa della madre a Recife e sceglie le strade della città per presentare un recital ispirato al libro “La poetica del devaneo”. È il 2016 e il Paese affonda in una profonda crisi politica, ma per lui l’arte resta l’unica utopia possibile. Lo abbiamo intervistato per presentare il suo film al pubblico torinese.

Un attore in crisi, un Paese in crisi: come è stato accolto questo film in Brasile?

«Il film ha debuttato alla Mostra Internazionale del Cinema di San Paolo, lo scorso anno. L’identificazione del pubblico con il dramma dell’artista, mentre il Paese crollava, è stata immediata. Durante i quattro anni in cui Bolsonaro ha governato il Brasile con la sua ideologia neofascista, gli artisti sono stati demonizzati. Attraverso una narrazione creata e diffusa per confondere la popolazione, gli artisti sono stati duramente attaccati, etichettati come fannulloni, usurpatori del denaro pubblico, immorali — in sintesi, come esseri abietti.
L’estrema destra ha criminalizzato l’arte e soffocato ogni forma di espressione artistica che criticava la situazione di abbandono imposta dal governo federale. La nostra tristezza, indignazione e sensazione di impotenza di fronte al golpe del 2016, che ha condotto il Brasile nel caos politico e sociale e in una deriva fascista fondata sulla necropolitica, sono stati i carburanti iniziali di questa produzione.
Come Flávio, il protagonista di O Palhaço de Cara Limpa, anche noi abbiamo trovato nell’arte la nostra forma di resistenza ed esistenza in tempi così crudeli e folli. L’urgenza creativa ci ha spinto a realizzare un film organico, prodotto con una struttura minima e un budget ridottissimo, possibile solo grazie alla collaborazione e all’impegno collettivo di tutti i professionisti che hanno creduto in questa esperienza cinematografica.
Durante le riprese — articolate in tre fasi tra il 2016 e il 2022 — abbiamo raccolto materiale che contiene momenti di straordinaria intensità: la relazione tra madre e figlio, le manifestazioni di protesta, le prove teatrali, il ritrovarsi tra amici… tutti immersi in un’atmosfera lirica. La nostra intenzione era quella di creare un’opera che fosse, allo stesso tempo, un manifesto poetico, politico, periferico e affettivo. L’onestà e l’integrità artistica sono state la nostra bussola».

Quando ci siamo parlati nel 2023, lei ha definito questo film “poetico e politico”, dedicato agli anni più difficili della storia recente del Brasile. Com’è la situazione oggi? Molto sembra essere cambiato.

«Il Brasile vive oggi un momento delicato di ricostruzione. Distruggere è facile e veloce, ma ricostruire è un processo lento e difficile. Lula, l’attuale presidente, è un politico progressista, ma la maggioranza del Senato e della Camera dei Deputati è ancora dominata dall’ultradestra. C’è una grande tensione che potrebbe influenzare le prossime elezioni del 2026, decisive per il futuro del Paese.
Di recente, un fatto molto importante ha segnato questo periodo: la condanna di Bolsonaro e di vari militari responsabili del tentativo di golpe — fortunatamente fallito — che ha però rivelato l’autoritarismo radicato in certe strutture di potere. Dal colpo di Stato del 1964, durato fino alla metà degli anni ’80, nessun militare era mai stato punito per gli omicidi, le torture e le violazioni dei diritti umani commessi. Tutti erano rimasti impuniti, godendosi una vita tranquilla. Possiamo considerare queste condanne come una forma di giustizia storica, ma dobbiamo restare vigili: il rischio che politici neofascisti tornino al potere è ancora presente.
Come diceva Bertolt Brecht: “La cagna del fascismo è sempre in calore”. Oggi, con algoritmi, fake news, menzogne e manipolazioni, una popolazione fragile e disorientata rischia di diventare un burattino nelle mani di politici e imprenditori senza scrupoli».

Su cosa sta lavorando attualmente? Cosa le piacerebbe raccontare ancora?

«Ho da tempo pronto un copione intitolato Bette Davis Eyes, che racconta l’ultimo giorno di un artista trasformista, alla vigilia del suo addio definitivo alle scene. È difficile ottenere finanziamenti per realizzare questo progetto, ma continuiamo a cercare risorse per poterlo portare sullo schermo.
Sto lavorando anche a un altro progetto di finzione, Equinócio. La storia segue il viaggio di un uomo che, dopo aver scoperto di avere un tumore al cervello a 72 anni, intraprende un lungo percorso esistenziale attraverso il Brasile, da Curitiba (nel sud) fino a Macapá, la città dove è nato, attraversata dalla Linea dell’Equatore, all’estremo nord del Paese. Durante il tragitto incontra una giovane artista che decide di accompagnarlo: due persone completamente diverse che, nel corso del viaggio, intrecciano un legame profondo.
Come produttore, sono coinvolto in due progetti che segnano il debutto nel lungometraggio di due registe brasiliane. Il primo, Partiste, diretto da Ceci Alves (Bahia), è un film in costume che vuole essere un manifesto contro il pregiudizio e l’omofobia. Il secondo, Egúncio, scritto dalla sceneggiatrice gaucha Marina Schneider, è un film di realismo magico con una narrazione poetica.
Entrambi i progetti, che hanno partecipato a diversi laboratori di sceneggiatura in America Latina, sono in fase di ricerca di finanziamenti e coproduzione internazionale. Speriamo che il buon momento che il cinema brasiliano sta vivendo possa aiutarci a trovare le risorse necessarie per realizzarli nei prossimi due anni. Oxalá!».