Sabato 7 febbraio, ore 21, il regista Matteo Oleotto, la protagonista Adalgisa Manfrida e Rossana Mortara saranno in sala al cineteatro Baretti per presentare il film “Ultimo schiaffo“. Dopo il film si brinda in sala con i vini del Friuli.
Il film sarà poi in replica domenica 8 febbraio, ore 18 e 21, lunedì 9 febbraio, ore 10:30, venerdì 13 e sabato 14 febbraio, ore 10:30 (Cinebiberon).
C’è il Natale che tutti conosciamo, quello rassicurante, quello con il presepio, le lucine, l’abete, e poi c’è il Natale di Petra e Jure, decisamente lontano da ogni possibile forma di tepore (sentimentale, spirituale, meteorologico). I due fratelli vivono sottozero, ci sono abituati, ma la gelida temperatura del paesello e dei suoi pochi abitanti comincia a essere un problema: esiste una via di fuga per gente come loro? Esiste un’ipotesi di futuro per una coppia di giovani e scalcagnati tuttofare di montagna? Soldi. Servono soldi. E la provvidenziale scomparsa del cane Marlowe, con relativa garanzia di “lauta ricompensa”, pare promettere meglio dei tanti espedienti quotidiani. Leciti e meno leciti… Dopo Zoran, il mio nipote scemo, Matteo Oleotto continua a misurarsi con i colori placidi e bizzarri della provincia e costruisce un racconto bianco come la neve e nero come i fattacci di cronaca: Ultimo schiaffo. Una partitura (quasi) natalizia dove abitano commedia e tragedia e dove ogni singolo personaggio diventa parte di un rovinoso effetto domino.
Il film è stato presentato nell’ambito di Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma dove si è aggiudicato un doppio successo per la giovane attrice Adalgisa Manfrida: Miglior Rivelazione e Miglior Giovane Interprete.
Questo duplice premio celebra non solo le capacità della giovane attrice, una delle promesse più luminose del nuovo cinema italiano, ma anche la visione del regista Matteo Oletto, noto per il suo profondo legame con il territorio. Anche per questo film, infatti, Oletto ha scelto ancora una volta il Friuli Venezia Giulia come affascinante sfondo narrativo della storia.
Ultimo schiaffo è la storia di un gruppo di perdenti che tentano, ogni giorno, di restare a galla, cercando di vincere il proprio senso di inadeguatezza: vorrebbero tutti qualcosa in più dalla vita, sì, ma nessuno sembra avere la forza necessaria per riuscirci. O, almeno, per crederci a sufficienza. Ovviamente non è un caso che il film sia ambientato durante il periodo natalizio: come resistere alla tentazione di portare in scena un cortocircuito così ghiotto, cioè quello tra il calduccio rassicurante delle feste e la tristezza siberiana dei personaggi? Come resistere alla tentazione di trasformare una ballata di provincia, la mia seconda ballata di provincia dopo Zoran, in una vera e propria dark comedy? Ho girato Ultimo schiaffo pensando a Fargo dei Coen. Non tanto per le complessità narrative e per gli sviluppi polizieschi, quanto per il legame indissolubile tra i protagonisti e l’ambiente: da una parte la montagna americana del Minnesota e del Dakota, con la contea di Cass, dall’altra parte la montagna friulana, con il villaggio minerario di Cave del Predil. Neve, ghiaccio, piccoli e grandi crimini, la natura come antagonista: tutto quello che serve per trasportare gli spettatori altrove. Fuori dalle rotte consuete. [Matteo Oleotto]

