Lunedì 4 maggio 2026, ore 21:15, al cineteatro Baretti proiezione speciale di RITORNO AL TRATTURO di Francesco Cordio. Saranno presenti in sala il regista Cordio, l’autore e co-sceneggiatore del documentario Filippo Tantillo e il produttore Alfredo Borrelli. Condurrà l’incontro il coordinatore di AIACE Torino Enrico Verra.
Ritorno al tratturo, documentario girato in Molise, in uscita nelle sale italiane a ridosso dell’evento che ha portato la piccola regione al centro delle cronache, testimoniando, ancora una volta – con la frana di Petacciato – l’estrema fragilità del nostro territorio, approda anche sugli schermi piemontesi. Il film sarà presentato in prima torinese al CineTeatro Baretti, con una proiezione-evento.
Il film è un viaggio nel cuore dell’Italia nascosta e dimenticata, nelle aree interne che costituiscono il 60% del territorio, abitato da 13 milioni di persone: luoghi lontani da tutto, in cui manca di tutto – scuole, ospedali, distributori di benzina, rete, segnale – e in cui vivere è una sfida quotidiana. Il Molise, spesso citato come metafora dell’oblio, di ciò che non esiste, diventa nel film l’emblema di tanti territori analoghi, in Italia ma anche in Europa, vittime dell’abbandono e del progressivo spopolamento. Eppure lungo i tratturi, gli antichi sentieri della transumanza che si addentrano nelle montagne, percorsi nei secoli da uomini e animali, qualcosa resiste. In un cammino in cui fanno da guida Filippo Tantillo – uno dei massimi esperti di aree interne in Italia – e l’attore Elio Germano, molisano di origine, diventato “ambasciatore nel mondo” della sua regione, il film incontra uomini e donne che hanno scelto di restare, di intrecciare legami, di costruire comunità, di avviare attività.
Sono contadini, allevatori, artigiani, piccoli imprenditori, studenti che intessono reti locali e lavorano in alternativa a un paradigma di crescita che divora risorse, consuma suolo, inquina, genera disuguaglianze economiche incolmabili. Nei luoghi in cui lo Stato non investe più – ma non rinuncia a farsi sentire in forma di burocrazia asfissiante per chi vuole investire – il loro impegno comune e comunitario, in opposizione all’imperativo dominante dell’“ognuno si salvi da solo”, prospetta un’altra idea di futuro e la loro cura condivisa della terra diventa resistenza e modello di un altro sviluppo possibile.

