Cinemambiente 29, il programma di mercoledì 3 giugno

In omaggio al territorio-simbolo del cambiamento climatico, oggi al centro di tensioni geopolitiche internazionali, il 29° Festival CinemAmbiente dedica la serata inaugurale alla Groenlandia e alla sua storia proiettando la versione restaurata di Den store Grønlandsfilm (Il grande film della Groenlandia, alle ore 20:30, al Cinema Massimo – Sala 1) sonorizzata dal vivo dalla band inuit Inuk.

Diretto nel 1922 da Eduard Schnedler-Sorensen, uno dei pionieri dell’industria cinematografica danese, Den store Grønlandsfilm è una rara testimonianza delle usanze e dei costumi della popolazione Inuit prima della forzata modernizzazione. Il film si sofferma su molteplici aspetti della loro vita quotidiana: la caccia alle foche, ai trichechi e agli orsi polari, la pesca degli squali e degli halibut, le danze e le musiche tradizionali, le gare con i kayak, i lavori domestici e di accudimento del bestiame svolti dalle donne. In parallelo, il film documenta la quinta spedizione di Thule guidata da Knud Rasmussen, l’esploratore e antropologo danese e groenlandese, definito “il padre dell’eschimologia”, che fu il primo europeo ad attraversare l’agognato passaggio a Nord-ovest via ghiaccio e terra. La cinepresa lo segue in alcune traversate sulla slitta trainata da cani, prima che prosegua verso altri sconosciuti territori settentrionali.

Composta da Inunnguaq Petrussen (autore, voce e chitarra), da Nukannguaq Kajusen (batteria e chitarra) e da Kristian Herlufsen (basso), la band Inuk accompagnerà le immagini sullo schermo con canzoni tratte dal proprio repertorio indie pop/rock in lingua groenlandese e con musiche originali composte per l’occasione. La sonorizzazione ha comportato anche un lavoro di ricerca e adattamento delle musiche dell’epoca sottese alle riprese del lungometraggio muto, come, ad esempio, la riproposizione di una tradizionale polka groenlandese che restituisce un’atmosfera autentica alla scena del ballo presente nel film. La proiezione sarà introdotta da Inunnguaq Petrussen, presidente del Film Institute of Greenland.

I FILM. Le proiezioni al Festival si avviano già dal pomeriggio con l’apertura di Made in Italy. Nella sezione dedicata alla più recente produzione nazionale si ritrovano in quest’edizione 23 opere che attraversano territori fragili, ecosistemi minacciati, memorie sommerse e comunità in trasformazione. Raccontano un tempo storico in cui la crisi ambientale non è più soltanto uno sfondo: modifica i paesaggi interiori ed esteriori, ridefinisce il modo stesso in cui immaginiamo il futuro. Ad aprire la sezione sono tre opere brevi collettive, Écouter, Distacco Death Renaissance e Une Montagne de questions (dalle ore 16:30, Cinema Massimo – Sala 3), in cui la montagna non appare come spazio immobile o monumentale, ma come organismo vulnerabile, attraversato da trasformazioni profonde e da interrogativi che riguardano soprattutto le nuove generazioni.

Le Alpi diventano così un luogo in cui osservare il rapporto tra memoria e futuro, distruzione e possibilità di rinascita. I cortometraggi sono nati nell’ambito del progetto transfrontaliero INCIT – Piano Integrato territoriale (Piter+) GRAIES ClimaLab con il sostegno del Programma Interreg VI-A ALCOTRA, in collaborazione con Ruta Film School, che tra ottobre 2025 e marzo 2026 ha coinvolto trenta partecipanti provenienti da Francia e Italia con lo scopo di lavorare attraverso il linguaggio cinematografico sul tema del cambiamento climatico nell’area alpina. La proiezione sarà seguita da un incontro con gli organizzatori e i partecipanti al progetto. Altri quattro cortometraggi (dalle ore 17:45, Cinema Massimo – Sala 3) compongono una riflessione sul paesaggio come archivio di tensioni storiche, industriali e ambientali. In Memento muri, di Jonathan Bugiel, le fortificazioni del Terzo Reich lungo la costa atlantica, oggi abbandonate, riaffiorano tra le maree come relitti di un passato che continua a parlare al presente. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista. In Averno, di Filippo Maria Pontiggia, presentato in anteprima nazionale, ambientato a Pozzuoli, al centro del cratere dei Campi Flegrei, il respiro geologico della terra instabile si fa metafora di una precarietà esistenziale e sociale pronta a esplodere. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista. Lavora sulla memoria filmica e sul riuso di materiali amatoriali d’archivio Dentro paesaggi di luce, di Michele Trentini, in cui la fascinazione luminosa di paesaggi industriali e rurali induce il protagonista a peregrinare in un paesaggio interiore e archetipico. All You Can Waste, di Monica Torasso e Andrea Deaglio, infine, utilizza il linguaggio dell’animazione per mostrare la catena invisibile che lega azioni quotidiane, tecnologia, inquinamento e riciclo: il gioco a cui tutti giochiamo. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi.

CINEMAMBIENTE VR. Si avvia in giornata anche la sezione dedicata quest’anno alla realtà virtuale. An Immersive Lament in the Age of Extinction, ospitata nelle sale CineVR allestite dal Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana – dove sarà fruibile per tutta la durata del Festival, dalle ore 9:00 alle 19:00 – vede protagonista la fotografa, regista e artista multimediale Lena Herzog, che accompagna a Torino due opere della sua recente trilogia TRINITY. Last Whispers è un’opera dedicata alle lingue estinte e in via d’estinzione, realizzata con tecnologie d’avanguardia, che trasporta lo spettatore in un’esperienza viscerale e sensoriale attraverso una composizione sonora spazializzata. L’audio è costituito da un coro di voci – assemblato a partire da registrazioni storiche di discorsi, recitativi, formule magiche, canti e rituali vocali, in forma sia parlata, sia cantata – intervallate da suoni della natura e dalle onde gravitazionali interpretate (rese udibili) provenienti dal collasso di stelle e supernove registrate dal LIGO, “The Listening Ear”. Il video è composto da animazioni 3D, riprese realizzate con drone e immagini statiche (tutte in bianco e nero), che collegano poeticamente immagine e suono. L’opera è attualmente in tournée mondiale in concomitanza con il decreto ONU/UNESCO che proclama il periodo 2022-2032 “Decennio internazionale delle lingue indigene”. Se la prima parte del dittico realizzato da Lena Herzog è dedicata a un’estinzione specifica, la seconda è dedicata alla totale estinzione umana. Any War Any Enemy è un articolato percorso creativo, declinato dall’artista russo-americana in diverse forme (murales, incisioni, monitor, un’installazione), di cui la versione VR costituisce la fase conclusiva, focalizzata sulla rappresentazione sia di una guerra qualsiasi, sia di quella “finale”. In balìa di tre superpotenze nucleari, il mondo sull’orlo dell’annientamento è stato industrializzato, finanziarizzato e mitizzato sulla base di una logica dell’odio che rende la pace impossibile e lo scontro inevitabile. Poema immersivo contro la guerra, Any War Any Enemy è un requiem che anticipa un mondo perduto nell’autodistruzione, concentrandosi su quegli esseri che ne subiscono le conseguenze e che, nel prossimo conflitto globale, saremo tutti noi.

GLI ECOEVENTI. Si avvia in giornata anche la sezione degli Ecoventi, realizzata insieme con le tante realtà, associazioni e istituzioni che collaborano con il Festival. Come lo scorso anno, il Festival ospita la fase finale del progetto Fi(na)lmente, nato con l’obiettivo di formare giovani ricercatori e ricercatrici alla comunicazione efficace – e allo stesso tempo rigorosa – della scienza a un pubblico non specialistico, con particolare attenzione alla narrazione attraverso il linguaggio audiovisivo. Giunto alla sua seconda edizione, il progetto presenta all’interno del Festival (ore 10:00, Cinema Massimo – Sala 3) i cortometraggi vincitori del premio nazionale “Aldo Fasolo” per la divulgazione scientifica in neuroscienze, promosso dal Dottorato in Neuroscienze dell’Università degli Studi di Torino in collaborazione con l’Associazione InToBrain. Realizzati da studentesse e studenti all’inizio del percorso accademico, i lavori, selezionati tra gli 8 finalisti da una giuria di esperti, raccontano in modo originale e suggestivo le diverse anime delle neuroscienze, esplorando il rapporto tra mente, individui, ambiente e società. Alle proiezioni si accompagnerà una tavola rotonda dedicata alla disinformazione scientifica, in cui si approfondiranno origini e cause di una delle più urgenti sfide della comunicazione contemporanea, analizzando in parallelo le possibili strategie per affrontarla. All’incontro interverranno docenti e ricercatori dell’Università degli Studi di Torino provenienti da diversi settori di specializzazione: Silvana Dalmazzone (Economia dell’ambiente e dei Cambiamenti climatici, delegata della rettrice per il Public Engagement e l’Impatto sociale), Adriano Favole (Antropologia culturale, delegato della rettrice per il Coordinamento e lo Sviluppo della comunicazione scientifica), Andrea Calvo (Neurologia, coordinatore del Dottorato di ricerca in Neuroscienze), Giulia Francesca Muggeo (Storia del cinema popolare e Forme e Generi dello spettacolo radio-televisivo), Francesca Valetti (Biochimica, componente del Comitato per il Public Engagement). Moderano l’incontro Silvia De Marchis, Francesco Ferrini e Ilaria Gabbatore, esponenti del Comitato scientifico del Premio. Il Festival rinnova anche l’ormai tradizionale collaborazione con Casacomune, proponendo quest’anno un ciclo di tre ecoletture che non vogliono essere solo presentazioni, ma spazi di incontro e trasformazione, in cui la parola si fa esperienza viva attraverso il racconto, la denuncia, la memoria, e la poesia: un percorso per promuovere attraverso la lettura quella “conversione ecologica” che è legata anche al modo in cui nominiamo il mondo, lo raccontiamo e scegliamo di abitarlo. L’iniziativa, che ha preso il via già la scorsa settimana, vede nel pomeriggio ospite del secondo appuntamento (ore 18:00, Libreria Binaria – Centro Commensale) l’antropologa e scrittrice Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez, autrice di Occhi foresta, suo esordio letterario. Il libro segue Lilibell che, dopo dieci anni in Italia con la madre, torna in Perù, dove, attraverso i racconti di nonna Adela, ritrova il passato della sua famiglia e della terra che le ha dato i natali, riscoprendo, tra genealogie familiari e realismo magico, l’importanza delle relazioni di sorellanza e la potenza della memoria viva delle Ande. Modera Iris Martucci (@nonsonopoetica), cantautrice italo-messicana, che interverrà all’incontro anche con esecuzioni musicali dal vivo. Sempre nel tardo pomeriggio, il Parco Nazionale del Gran Paradiso organizza nell’ambito del Festival uno speciale evento divulgativo ed esperienziale, Shhh! Biodiversità, il racconto comincia! (ore 18:00, Museo Regionale di Scienze Naturali), che dà il via alle iniziative dedicate ai vent’anni della ricerca sulla biodiversità alpina. Il pubblico potrà assistere a un racconto corale che intreccia la storia della ricerca dei parchi alpini, il disegno naturalistico e il museo virtuale degli ecosistemi come strumenti di conoscenza, insieme all’ascolto immersivo dei suoni della biodiversità registrati nelle foreste primordiali. All’appuntamento, a cui interverranno anche i direttori di altre aree protette, partecipano l’illustratrice naturalistica Elisabetta Mitrovic, il fisico e climatologo del CNR Antonello Provenzale e l’artista del suono David Monacchi; modera l’incontro Giuseppe Bogliani, già docente di Zoologia e Etologia all’Università di Pavia.