Il programma di novembre della Sala Tre del Cinema Massimo è un invito a confrontarsi con tre esperienze cinematografiche radicali, capaci di smascherare le contraddizioni di quest’arte spesso vittima del sistema industriale che la regge e restituire al cinema tutta la sua forza. Tre percorsi diversi, accomunati da uno sguardo libero, inquieto e profondamente politico, che attraversano culture, epoche e linguaggi.
A cent’anni dalla nascita, un ampio omaggio a Imamura Shohei ripercorre l’opera di uno dei più grandi autori del cinema giapponese del Novecento. Lontano dall’eleganza formale e dall’umanesimo composto di molta parte della tradizione nipponica, Imamura ha costruito un cinema carnale, provocatorio, spesso feroce, popolato da figure marginali, corpi indocili e personaggi refrattari alle convenzioni sociali. Dai ritratti del Giappone del dopoguerra alle indagini sulle trasformazioni della società contemporanea, i suoi film esplorano gli istinti, il desiderio, la sopravvivenza e le ambiguità del progresso, mettendo continuamente in discussione i confini tra natura e cultura, individuo e collettività. La retrospettiva offre l’occasione di riscoprire un autore che ha saputo guardare il proprio paese senza indulgenza, facendo emergere le pulsioni e le contraddizioni che lo attraversano.
Un altro grande protagonista del cinema contemporaneo è Mike Leigh, maestro di un realismo inquieto e partecipe, ha trasformato le vicende quotidiane in osservazioni acute sulle relazioni umane e sulle disuguaglianze sociali. Attraverso un metodo di lavoro fondato sull’improvvisazione e sulla costruzione collettiva dei personaggi, Leigh ha dato vita a un universo di individui fragili, ostinati, talvolta comici, sempre irriducibilmente umani. Il suo cinema non giudica dall’alto, ma si avvicina ai personaggi per rivelarne le ferite, le illusioni e le strategie di sopravvivenza.
Completa il programma Black Lions, Roman Wolves, monumentale opera di Haile Gerima, cineasta etiope e figura centrale del cinema africano indipendente. Un film epico e monumentale che affronta la memoria coloniale italiana in Etiopia, rimettendo in discussione le narrazioni dominanti e restituendo voce a una storia troppo spesso rimossa. Un’opera necessaria, che fa del cinema uno strumento di contro-memoria e di interrogazione critica del passato (sullo stesso argomento proietteremo anche il film Wax & Gold di Ruth Beckermann).
Infine, prosegue la rassegna Beautiful Mind. Il cinema raccontato dai custodi della bellezza, incontri mensili con i rappresentanti della cultura torinese chiamati a partecipare a brevi conversazioni con Carlo Chatrian seguite dalla proiezione di un film a loro scelta. A novembre sarà la volta di Christian Greco con I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille.
Grazia Paganelli, Carlo Chatrian

