PORTOFRANCO, il cinema invisibile, è la rassegna dedicata a quelle pellicole d’essai, originali e preziose, che raramente vengono proposte in sala o passano come delle meteore. Siamo giunti alla 19esima edizione. A 19 anni si conclude ufficialmente l’adolescenza e si affronta il delicato passaggio verso la piena età adulta, un momento segnato da importanti cambiamenti di crescita che affrontiamo con i nostri partner per cercare di resistere, attraverso il cinema e il dibattito, a questa fase difficile attraversata dalla contingenza economica e dalle crisi e guerre che martoriano tutto il Mondo. Ripartiamo quindi per far rivivere il cinema nascosto, film caratterizzati da argomenti sociali, politici e di impegno che ci fanno riflettere.
IL PROGRAMMA
Martedì 6 ottobre 2026, ore 21, VOS / Sabato 10 ottobre 2026, ore 18, VOS
ZEMLJO KRAST (STEALING LAND) un film di Žiga Virc
In collaborazione con il Trieste Film Festival in Tour che torna nelle sale italiane per la sua IX edizione con una selezione di titoli che rappresentano un lucido spaccato della società dell’Europa centro orientale e della sua vibrante scena cinematografica, opere in grado di scandagliare un complesso presente senza scordare il recente passato le cui ferite si riverberano ancora nella fragile contemporaneità che stiamo vivendo. In versione originale con i sottotitoli in italiano.
Stealing land (Rubare la terra/ Zemljo Krast) è una brillante commedia diretta da Žiga Virc che vede protagonisti quattro genitori che lottano non solo per un futuro migliore per i propri figli, ma anche per il proprio ego. Quando un gioco nel cortile della scuola scatena un dibattito politico in cucina, ha inizio una serata fatta di conflitti assurdi, colpi bassi e confronti inaspettati. Quattro attori uno più bravo dell’altro, battute al vetriolo, risse verbali, temi da talk show di infimo livello e geopolitiche impazzite rendono incredibilmente sapida una messa in scena sobria, geometrica, quasi teatrale, che intende valorizzare uno script arguto, sanguigno, il cui retrogusto rimanda alle commedie transalpine più pungenti degli ultimi anni. Lungometraggio tratto da “Il dio del massacro”, opera teatrale di una scrittrice e drammaturga, Yasmina Reza, attiva per l’appunto in Francia. Con qualche punta di livore, nel film sloveno, persino maggiore nei riguardi dell’ipocrisia e delle cattive abitudini occidentali.
La proiezione di martedì 6 ottobre sarà anticipata dal cortometraggio I RAGAZZI, LE RAGAZZE, LA RESISTENZA, realizzato in collaborazione con il Consiglio Regionale – Comitato della Resistenza per il Progetto di Storia Contemporanea – I giovanissimi e la guerra di liberazione. Introduce Enrico Verra di Aiace Torino.
Martedì 13 ottobre 2026, ore 21 / Sabato 17 ottobre 2026, ore 18
L’INFILTRATA un film di Arantxa Echevarría
L’Infiltrata, il film diretto da Arantxa Echevarría, racconta la storia vera di Aranzazu Berradre Marín (Carolina Yuste), l’unica donna poliziotta spagnola a essere riuscita a infiltrarsi nell’organizzazione terroristica dell’ETA. Quando Aranzazu, appena ventenne, accetta una missione ad alto rischio, si fa passare per una simpatizzante della sinistra nazionalista basca con lo pseudonimo di Arantxa Berradre Marín. Per otto lunghi anni, vive una doppia vita, costretta a tagliare ogni legame con la sua famiglia per non compromettere la copertura. La svolta della missione arriva quando l’ETA la contatta per usare il suo appartamento come base operativa. Il suo compito, che finora consisteva nel raccogliere informazioni, diventa drammaticamente più difficile perché deve convivere con due pericolosi membri del gruppo. Il rischio è altissimo, se venisse scoperta verrebbe uccisa all’istante. Grazie al suo straordinario coraggio e alle informazioni che riesce a trasmettere al suo superiore, Ángel “El inhumano” (Luis Tosar), l’agente contribuisce in modo decisivo allo smantellamento del cosiddetto commando Donosti, una cellula dell’ETA. Una costante e angosciante paura di essere scoperta accompagna Arantxa per tutta la missione, offrendo un ritratto avvincente di una donna disposta a rischiare la vita per compiere il suo dovere. Film premiato con 2 Premi Goya come Miglior Film e Miglior Attrice Protagonista a Carolina Yuste.
Martedì 20 ottobre 2026, ore 21
IL LABIRINTO un film di Alberto Gemmi
In collaborazione con OpenDDB nell’ambito della rassegna S.O.T.TO – Film che muovono il presente. Viviamo in un’epoca di conflitti. Ma cosa lascia davvero dietro di sé la guerra? Il cimitero militare tedesco della Futa ha una struttura che ricorda un labirinto. Qui sono sepolti oltre 30.000 soldati. Le stagioni che scorrono, il paesaggio che cambia. Un luogo dedicato ai morti, ma sono i vivi ad abitarlo. Il Labirinto è un’indagine: sui luoghi, sul tempo, su ciò che resta nella memoria. Nei boschi, cercatori di corpi riportano alla luce frammenti di uomini dimenticati. Il custode cataloga le ossa, paziente, meticoloso. La compagnia teatrale Archivio Zeta ritorna, anno dopo anno, recitando tra le tombe La montagna incantata di Thomas Mann, trasformando la storia in rito. Immagini d’archivio ed echi del passato rendono la memoria qualcosa di fluido, scorrevole, continuamente rimodellato. Nulla è definitivo. Né la guerra, né il lutto, nemmeno i morti.
Martedì 27 ottobre 2026, ore 21 / Sabato 31 ottobre 2026, ore 18
FILM A SORPRESA (annuncio l’1 ottobre)
Martedì 3 novembre 2026, ore 21, VOS / Sabato 7 novembre 2026, ore 18, VOS
COMME UN FILS un film di Nicolas Boukhrief
In collaborazione con Alliance Française Torino. In versione originale con sottotitoli in italiano.
Comme un fils, film diretto da Nicolas Boukhrief, racconta la storia di Jacques, un insegnante disilluso e lontano dalla sua vocazione, che conduce una vita ordinaria fino al giorno in cui diventa testimone di un’aggressione in un negozio. Il suo intervento porta all’arresto di Victor, un quattordicenne coinvolto nel furto. Ma dietro quel volto giovane si nasconde una realtà drammatica: Victor è costretto a rubare per sopravvivere. Sconvolto dalla scoperta, Jacques decide di oltrepassare ogni limite per offrire al ragazzo una possibilità di riscatto. Tra legami inaspettati, tensioni e dilemmi morali, il film esplora il confine sottile tra giustizia e compassione, e racconta la forza dell’empatia che può cambiare il destino di una vita.
Vincent Lindon, che interpreta il professore, è come al solito magistrale nella sua recitazione sempre molto fisica e nervosa, con lo sguardo al tempo stesso vulnerabile e mai domo, sempre pronto a reagire. Lindon ha fortemente voluto la realizzazione di questo film, ed è in gran parte grazie a lui e alla sua “mediazione” se l’interazione da parte dello spettatore con il giovane rom interpretato dall’esordiente Stefan Virgil Stoica può dirsi più che riuscita.
Martedì 10 novembre 2026, ore 21 / Sabato 14 novembre 2026, ore 18
LE AQUILE DELLA REPUBBLICA un film di Tarik Saleh
Le Aquile della Repubblica, il film diretto da Tarik Saleh, vede protagonista George Fahmy (Fares Fares), l’attore più amato d’Egitto, una vera icona nazionale. Ma la sua stella inizia a offuscarsi quando, da un giorno all’altro, cade in disgrazia. Per evitare il tracollo e salvare la sua carriera, George è costretto controvoglia ad accettare un ruolo controverso, deve interpretare il Presidente in un film biografico fortemente voluto dai vertici dello Stato. Così, da attore idolatrato, si ritrova improvvisamente immerso nel cuore più oscuro e impenetrabile del potere. È un mondo fatto di silenzi, manovre sotterranee e sorrisi che nascondono minacce. Lì conosce la moglie del generale che supervisiona la produzione, una donna enigmatica, magnetica e molto pericolosa. Come una falena attratta dalla luce, George si lascia travolgere da una passione che lo espone a rischi ben più grandi della perdita della carriera. Incapace di distinguere finzione e realtà, l’attore si ritrova prigioniero del ruolo più pericoloso della sua vita. Perché non è in gioco solo il suo nome, ma anche la sua anima.
Questo film chiude la “Trilogia del Cairo” di Tarik Saleh e colpisce per il coraggio e la radicalità con cui attacca situazione politica e governo del suo paese d’origine, non facendosi scrupoli a mettere in scena intrighi, ricatti, arresti arbitrari, corruzione, propaganda, cospirazioni, esecuzioni sommarie che sono propri di un regime, e non di un regime democratico. Quello di Saleh è un thriller, un noir, un film politico; e il regista è molto bravo nel raccontare una parabola personale, quella del George interpretato assai bene dal solito Fares Fares, che s’intreccia alla perfezione con tutto quello che gli premeva dire sull’Egitto contemporaneo, mescolando così intrattenimento e tematiche per portare al pubblico una storia avvincente e accattivante.
Martedì 17 novembre 2026, ore 21, VOS / Sabato 21 novembre 2026, ore 18, VOS
CLEO un film di Erik Schmitt
In collaborazione con il Goethe-Institut di Roma, l’Università di Torino Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture moderne e DAAD – Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico. In versione originale con sottotitoli in italiano.
Nel suo lungometraggio d’esordio, Cleo, il regista tedesco Erik Schmitt trasforma le strade della Berlino moderna in un ambiente colorato e mistico in cui una giovane donna non solo è alla ricerca di un tesoro, ma affronta anche i demoni del suo passato. Schmitt impiega uno stile narrativo unico in questa fiaba, utilizzando scenografie e tecniche di montaggio stravaganti e sfruttando al massimo le interpretazioni affascinanti dei suoi protagonisti.
A vivere tra le magiche strade della capitale è la trentenne protagonista Cleo (la fedele collaboratrice di Schmitt Marleen Lohse). Il suo background viene rielaborato in un flashback attraverso 800 anni di storia di Berlino, che termina il 9 novembre 1989. È la notte in cui cade il Muro, e la giovane Cleo nasce a pochi passi da esso, in un’ambulanza circondata da una folla di persone. Ma accade un fatto tragico. E poi, più avanti negli anni, ancora. Cleo desidera quindi tornare indietro nel tempo per rimediare alle tragedie e intraprende un viaggio fantastico attraverso Berlino, tra storia, magia e incontri surreali. Un film poetico che parla di perdita, speranza e del coraggio di ricominciare.
Martedì 24 novembre 2026, ore 21, VOS / Sabato 28 novembre 2026, ore 18, VOS
L’HANGAR ROSSO un film di Juan Pablo Sallato
In collaborazione con Instituto de Cultura Latinoamericana e Colegio de Salamanca di Torino. La presentazione del film di martedì sarà a cura della prof.ssa Emilia Perassi dell’Università di Torino, Dipartimento di Studi Umanistici. In versione originale con sottotitoli in italiano.
L’Hangar Rosso (Hangar Rojo) è il film d’esordio di Juan Pablo Sallato. Cile, 11 settembre 1973, colpo di stato militare. Il capitano Jorge Silva, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica, viene incaricato di trasformare l’Accademia in cui sta addestrando i giovani cadetti in un centro di detenzione e tortura. Mentre gli hangar si riempiono di prigionieri e la repressione diventa sempre più brutale, Silva si ritrova a un bivio: obbedire agli ordini e appoggiare il nuovo regime, o disobbedire e aiutare chi lotta per sopravvivere? Ispirato a fatti reali e girato con stile asciutto e preciso, L’hangar rosso è un thriller politico teso e avvincente, un dramma umano di straordinaria intensità che esplora il conflitto morale di uomini intrappolati negli ingranaggi del potere nel momento in cui la Storia li costringe a scegliere da che parte stare.
Bianco e nero, molta camera a mano, spesso puntata sul volto e sulla nuca del protagonista mentre si aggira per la sua base e si trova di fronte a ufficiali spietati da un lato e vittime inermi dall’altro. Sallato mescola il thriller con l’estetica naturalista, richiama alla memoria Il figlio di Saul e La zona d’interesse, ma anche per certi versi Post Mortem di Larrain e certi ritratti fatti da Kubrick nel Dottor Stranamore, solo che senza la benché minima traccia di umorismo, satira e caricatura, ma anzi sotto il segno di un realismo agghiacciante. Asciutto, mai retorico, L’hangar rosso concede al suo personaggio la scelta giusta perché è la storia, con S maiuscola, a permetterlo, anzi esigerlo. Poi certo, il film di Sallato racconta un caso estremo in una circostanza eccezionale, ma che oggi qualcuno ricordi come la coscienza individuale possa e debba avere la precedenza sul senso del dovere, quando l’ingranaggio perde la bussola morale, ha significato particolare e importante.
Martedì 1 dicembre 2026, ore 21 / Sabato 5 dicembre 2026, ore 18
COME TI MUOVI, SBAGLI un film di Gianni Di Gregorio
Riuscire a evitare tutti i fastidi della vita quotidiana, mettersi in salvo da ogni rottura di scatole è sufficiente per essere felici? Il professore a settant’anni suonati ha trovato finalmente la serenità, ha una bella casa, una discreta pensione, degli amici con cui scherzare, una signora con cui passare qualche giornata. Si dedica solo a cose piacevoli. Fino a quando la sua vita viene messa sottosopra dall’arrivo della figlia, in crisi coniugale, e dei due ingombrantissimi nipotini. Nuove preoccupazioni, nuove angosce, ma anche nuovi affetti. Comincia così un’avventura nelle vite sentimentali degli altri, e nella sua, che gli farà capire che l’amore vale sempre la pena di essere vissuto, anche se porta tribolazioni, sacrifici e patimenti. Un film che riflette sull’amore e sull’inesorabile istinto degli esseri umani a mischiare il proprio destino con quello degli altri, con tutto quello che ne può derivare: fatiche ma anche gioie, e l’impressione di aver vissuto veramente.
Per capire il senso profondo di Come ti muovi, sbagli – sesta regia di Gianni Di Gregorio – bisogna partire proprio dal titolo, e arrivare fino alla fine. Perché il titolo enuncia il problema al centro non solo della trama, ma della nostra vita di esseri umani fallibili, e perché solo in fondo ci rendiamo conto che l’apparente favoletta leggera ha un doppiofondo e un retrogusto.
Martedì 15 dicembre 2026, ore 21, VOS / Sabato 19 dicembre 2026, ore 18, VOS
WIND TALK TO ME un film di Stefan Djordjevic
In collaborazione con il Trieste Film Festival in Tour che torna nelle sale italiane per la sua IX edizione con una selezione di titoli che rappresentano un lucido spaccato della società dell’Europa centro orientale e della sua vibrante scena cinematografica, opere in grado di scandagliare un complesso presente senza scordare il recente passato le cui ferite si riverberano ancora nella fragile contemporaneità che stiamo vivendo. In versione originale con i sottotitoli in italiano.
Wind talk to me (Vento, parla con me/ Vetre, pričaj sa mnom) è un’opera prima diretta da Stefan Djordjevic.
Stefan si riunisce con la famiglia per festeggiare il compleanno della nonna. Desidera completare il film su sua madre, recentemente scomparsa. Dopo aver investito un cane con la sua auto, tormentato dal senso di colpa, decide di portare l’animale con sé. Sarà l’inizio di un lungo viaggio introspettivo. Ispirato dalle esperienze di vita reale del regista e interpretato dai veri membri della sua famiglia, qui impegnati nella doppia missione di portare a termine il film e di completare la loro casa sul lago, questo film è un’esplorazione cinematografica del rapporto indissolubile e senza tempo fra madre e figlio. Dopo l’anteprima al festival di Rotterdam nel 2025, è stato presentato in molti festival internazionali fra cui Sarajevo dove ha vinto il premio come Miglior film.
“Il modo in cui mia madre parlava della vita e del suo legame con la natura era profondamente poetico, e volevo catturare quella poesia nel film. Non volevo creare una narrazione lineare che si limitasse a descrivere dettagliatamente gli eventi. Ho cercato di trovare connessioni emotive tra le parti cosiddette “di finzione” e i momenti documentaristici… Sì, ho costruito una struttura per il film, ma non di finzione: direi piuttosto una narrazione accuratamente elaborata, fondata su ricordi autentici raccolti dalla mia famiglia. Il mio obiettivo era quello di creare un senso di atemporalità, permettendo al pubblico di vivere la storia senza percepirla come divisa tra ‘passato’ e ‘presente’. Volevo che il pubblico sentisse, come noi, che mia madre è ancora presente, che il suo spirito vive attraverso di noi e dentro di noi.” (S. Djordjević)

